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Il Lazio a Osaka sceglie il metodo, non la propaganda

19 Maggio 20254 minuti di lettura
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Non una semplice presentazione ma un manifesto strategico. Una dichiarazione d’intenti e insieme un biglietto da visita del Lazio industriale. Il discorso tenuto oggi ad Osaka in Giappone dal professor Raffaele Trequattrini rivela in modo netto l’approccio scelto dalla Regione Lazio per mostrarsi al mondo e convincerlo ad investire sul suo territorio e sul suo sistema produttivo.

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Il palcoscenico è l’Expo internazionale, la giornata è quella inaugurale della Settimana del Lazio, il relatore è il commissario del Consorzio Industriale del Lazio cioè il braccio operativo della Regione per le politiche industriali.

Il messaggio è chiaro: il Lazio intende puntare su un modello di concretezza tecnica, pragmatico, orientato ai risultati. E mette in secondo piano ogni velleità di narrazione politica. Che a rappresentarlo sia stato proprio Trequattrini — economista dell’Università di Cassino e tecnico di lunga esperienza — non è casuale, ma programmatico.

Dal racconto all’azione

L’intervento del professor Trequattrini

Il cuore dell’intervento del Commissario ruota intorno a un’idea-chiave: l’attrattività non si costruisce più (solo) su infrastrutture materiali, ma su “capitale immateriale”. Il prof ha ribaltato la narrazione che per mezzo secolo ha dominato la scena: c’è un fattore più importante delle strade, dell’energia, dei binari, della fibra ottica e quel fattore sono i lavoratori con la loro esperienza e la loro formazione. Un esempio concreto? Novo Nordisk sta per lanciare l’ampliamento dello stabilimento ex Catalent di Anagni: servono operai specializzati e nell’area ce ne sono. Quando la ex Marazzi Sud venne rilevata da Saxa Gres, Francesco Borgomeo spiegò che scelse quell’investimento “perché qui ci sono ceramisti già formati ed esperti che sanno cosa fare e come”.

La competitività di un territorio, oggi, dipende dalla qualità del capitale umano, dalla forza delle reti tra imprese e istituzioni, dalla capacità di erogare servizi digitali e sostenibili. Il Lazio, secondo il professor Trequattrini, è già in grado di competere su questo piano. Ma deve crederci e organizzarsi di conseguenza.

Un ecosistema da rafforzare

Nel discorso emerge una visione di sviluppo fondata sulla sinergia tra innovazione, sostenibilità e semplificazione amministrativa. Il Consorzio Industriale viene descritto come un “Consorzio 5.0”: non più solo gestore di aree, ma promotore attivo di sviluppo. Un soggetto che si collega stabilmente con università, ITS e centri di ricerca; che offre servizi evoluti alle imprese; che costruisce infrastrutture intelligenti, energeticamente efficienti e connesse in modo intermodale.

Non è solo un auspicio. Il Consorzio, ha detto Trequattrini, “sta cambiando”, riformando la propria governance e struttura operativa. E si propone come facilitatore di innovazione e acceleratore di competitività per tutto il territorio regionale.

Presentare questa visione proprio a Osaka, davanti a investitori e istituzioni giapponesi, aggiunge un ulteriore livello di lettura: il Lazio vuole giocare un ruolo globale. E per farlo sa di dover parlare un linguaggio condivisibile dai capitali internazionali: affidabilità, dati, strategia, partnership pubblico-privato. Non storytelling, ma ingegneria istituzionale.

Meno slogan, più progetti

(Foto © IchnusaPapers)

L’intervento di Trequattrini segna una discontinuità. Scegliere di puntare su un tecnico in una vetrina mondiale come l’Expo non è scelta neutra: è la prova che la Regione sta tentando un salto di qualità. Un segnale rivolto agli investitori, ma anche agli attori economici locali: la stagione della promozione “emotiva” lascia spazio a una stagione fondata su progetti, reti, e infrastrutture (fisiche e digitali) pensate per durare. Il Lazio non racconta, costruisce. E lo fa con metodo.

Il Lazio presentato dal discorso di Trequattrini è basato sulla realtà dei dati, delle imprese, delle infrastrutture: sobrio, ma denso. Nessuna enfasi, nessuna retorica identitaria. Solo una diagnosi precisa dello stato del sistema produttivo laziale e una cura chiara: diventare un ecosistema competitivo basato su capitale umano, relazioni istituzionali solide, servizi evoluti e sostenibili.

Parole come “sburocratizzazione”, “governance”, “infrastrutture intelligenti” sono risuonate sul palco di Osaka come un programma di lavoro, non come un esercizio di immagine. Ed è forse questa la vera notizia: che il Lazio, almeno a parole, ha deciso di parlare agli investitori con il linguaggio dell’affidabilità.

Un’occasione da non sprecare

Francesco Rocca

Il mondo non aspetta. Le filiere produttive si stanno riorganizzando, la rivoluzione green e quella digitale corrono, e la competizione per attrarre investimenti è feroce. Chi resta fermo, o chi si accontenta di raccontarsi bene, perde.

Oggi, a Osaka, il Lazio non si è raccontato. Si è proposto. E questo fa tutta la differenza.

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