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Il Decreto bollette e la situazione che troverà a Frosinone e in provincia

17 Febbraio 20267 minuti di lettura
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Domattina ci sarà un Consiglio dei Ministri per certi versi cruciale: sarà quello che dovrà varare il Decreto Bollette per il 2026. Di cosa parliamo? Di un legiferato a cura dell’Esecutivo a guida Giorgia Meloni con cui si intenderà mettere rimedio ai costi, lievitati un po’ ovunque, dell’energia consumata dalle famiglie italiane.

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In buona sostanza parliamo di un Decreto che dovrà colmare e/o calmierare il caro bollette, per famiglie e imprese, magari con un occhio particolare per le prime.

Come tutti gli atti di scala nazionale però, il Decreto bollette non dovrà solo far vedere la luce, ma farla vedere rifratta sui territori. Vale a dire su quelle realtà locali e di macro areale che, per ovvie circostanze, risentono più o meno del costo dell’energia fissato su scala nazionale.

I parametri territoriali

(Foto © DepositPhotos.com)

A quali parametri di territorio ci si riferisce? Dispersione, infrastrutture, strategie aziendali di scala e costi contingenti per utenze calate in determinate realtà locali. Da questo punto di vista potrebbe apparire interessante il raffronto fra il merito (trapelato abbondantemente in queste ore) del Decreto bollette nazionale e quello che le misure in questione incontreranno, ad esempio, nella provincia di Frosinone.

Partiamo dal dato generale e dalle sue declinazioni. Lo scopo è ridurre “l’impatto del caro energia sulle famiglie a basso reddito e per sostenere la competitività delle aziende”.

Il tutto con un’agenda che ha messo la spunta in particolare a nuovo format di sgravio. Si va dal contributo straordinario di 90 euro per le forniture di energia elettrica a sola disposizione delle utenze che già siano titolari del bonus sociale e con un limite di spesa di 315 milioni di euro in totale ad un bonus due.

Il contributo straordinario

Palazzo Chigi

Quale? Quello previsto, per il biennio 2026/2027, con cui i venditori di energia elettrica dovranno mettere in conto un contributo straordinario per quei clienti domestici residenti “che non siano, in questo caso, titolari del bonus sociale ma con ISEE inferiore a 25.000 euro”.

Insomma, l’Esecutivo sembra puntare al “ventre molle” del Paese, standardizzando un valore economico e obiettivo del contributo “pari alla componente Prezzo Energia a copertura dei costi di acquisto applicata ai consumi del primo bimestre dell’anno”. E per i clienti “con forniture attive al 1 gennaio o del primo bimestre di fornitura quelli attivati successivamente, e comunque entro il 31 maggio di ciascun anno”.

L’aiuto arriverà ad una condizione: purché i consumi del bimestre non siano “superiori a 0,5 MWh e quelli registrati nei dodici mesi antecedenti al termine del medesimo bimestre risultino inferiori a 3 MWh“; uno standard, in pratica.

I ricavi e la quota per le Pmi

C’è poi la voce sui ricavi: quelli della vendita di una fetta di gas in stoccaggio andranno in favore delle imprese energivore con prevalenza di valutazione sulle Pmi. Dato tecnico: l’Unione consumatori ha già bollato il Decreto bollette come atto volenteroso ma “insufficiente e inadeguato”.

In particolare perché la possibilità per i venditori di poter riconoscere un bonus per chi ha un Isee inferiore a 25.000 euro, secondo l’Unione, Rasenta il “grottesco, atteso che il prezzo è libero e i venditori non dovrebbero aver bisogno di un suggerimento del Governo per abbassare i prezzi a chi vogliono”.

Parole del vicepresidente Marco Vignola. Per il quale il provvedimento ga una chiara natura pubblicistica con cui “il Governo continua a dare bonus una tantum, vantandosi così ogni volta di aver fatto qualcosa, invece di abbassare in modo serio e strutturale le bollette per tutti, riducendo le imposte, come aveva fatto Draghi”.

Come stiamo messi in Ciociaria

E in provincia di Frosinone, come verrà recepito un eventuale provvedimento del Cdm previsto per domani? Quale precondizione troverebbe un eventuale legiferato? Partiamo dalle analisi di settore, da quelle cioè gravate da quel fine aziendale che dice le cose come stanno ma senza dimenticare che, per arrivare a come le cose dovrebbero stare, ci sarebbero delle scelte da opzionare. Di mercato.

E’ il caso di Facile.it, che spiega e pubblica analisi (di mercato). Cose come questa relativa al gennaio del 2026 raccolta dall’Osservatorio Luce e Gas a Frosinone.

“Abbiamo raccolto un campione dei preventivi dell’ultimo anno, rivelando una spesa media di 992,88€ per l’energia elettrica e 1.202,71€ per la fornitura del gas domestico”.

L’aumento acqua del 5% di gennaio

Con “un consumo medio di 1.800 Kwh di energia e 725 Smc di gas. Di solito, il nucleo familiare tipo è composto da 2,5 persone (…)”. Sì, ma analisi meno “partigiane”? Ve ne sono alcune per cui, ma con dati fermi a fine 2024, “la provincia di Frosinone ha le bollette più salate del Lazio (…)”.

L’esempio è quello evidente: a gennaio 2026 si era registrato un aumento generalizzato del 5% delle tariffe idriche applicate da Acea ATO 5. Con quali protocolli era passato quel rincaro?

Tecnicamente d’imperio: “senza comunicati ufficiali né dibattito pubblico”, almeno secondo la tesi-denuncia dell’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit.

La media fra azienda e realtà

Altro dato e versione più ampia: nel 2023 le famiglie residenti nel Lazio con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, “circa 789 euro per la bolletta della luce e 619 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente“.

Insomma, a voler fare la media fra ciò che va detto per obiettività ammantata di aziendalismo e per obiettività legata da dati empirici il primato non proprio positivo della Ciociaria non pare voler abdicare.

Frosinone in particolare era stata messa in rancking nei semestri precedeneti l’attuale come “capoluogo più caro d’Italia per quanto riguarda la bolletta dell’acqua”.

Gli ultimi mesi e come va

Fanno fedei “soliti” dati del centro studi Ircaf. Che a fine 2024 aveva effettuato un’indagine sulla spesa annua delle famiglie per la bolletta dell’acqua. Con questi risultati. “Il valore medio per una famiglia media di tre persone con un consumo di 150 metri cubi è di 393 euro, in aumento rispetto ai 378,7 del 2023″.

A Frosinone, però, è quasi il doppio: ovvero 705,4 euro. Un aumento “del 79% rispetto alla media nazionale”. Il Rapporto Ircaf del dicembre 2024 spiegò quanto basta.

Che “le città nelle quali l’acqua costa di più nel 2024 sono: Frosinone, dove la famiglia di 3 persone che consuma 150 metri cubi paga € 705.41. Seguono Pisa € 637,86, Siena € 626,22, Grosseto € 625,58, Enna € 606,77, Livorno € 581,65, Firenze € 571,82 euro”. Poco da stare allegri, insomma.

Dati Ircaf e spesa media

E i dati di composizione della spesa media? Allora il 40,6%” era legato “alle spese per l’acquedotto, il 26% sono spese per la depurazione e l’11,7% per la fognatura“. Purtroppo quei costi decisamente fuori scala erano e sarebbero ancora legati alla dispersione idrica elevata. Un dato per cui Frosinone era nella hit negativa, sia pur con un miglioramento innescato dalla decisione di Acea di realizzare una nuova condotta idrica dal tratto da Madonna della Neve fino a Via Marittima.

Guido D’Amico

Il termine dei lavori previsto in documentazione ufficiale è per marzo 2026. E per energia elettrica e gas in Ciociaria? I rincari dello scorso luglio avevano innescato la levata di scudi di Confimprese.

Quel +55% per la bolletta dell’elettricità e il +41,8% per quella del gas avevano allora spinto il Presidente Guido D’Amico a denunciare “strategie anomale” da parte di alcuni grossisti.

Confimprese che non ci era stata

E tanto da promuovere una una “class-action nei confronti dei rivenditori che stanno approfittando della contingenza economica per speculare sul prezzo delle forniture energetiche“.

Giorgia Meloni

Il sunto? Le cose potrebbero essere migliorate ma paiono ancora migliorabili. E non di poco. Perché i bonus chetano le emergenze al momento ma di solito non risovono i problemi sistemici.

Il Decreto Bollette del governo potrebbe portare sollievo ma – anche al netto di legittime strategie aziendali – non appare evidentissimo il settaggio perfetto fra ciò che esso intenderebbe attuare e quel che lo stesso troverà sui territori.

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