Il bonifico c’è, Paone butta la pasta

La ricevuta di un bonifico da 2,6 milioni di euro. È stata lei a dare il via libera al passaggio di consegne del Pastificio Paone di Formia. Il ramo d’azienda ora non è più nella disponibilità dell’omonima famiglia formiana ma ha cambiato definitivamente proprietà.

L’atto di cessione, previsto dal concordato preventivo numero 4 concesso nel 2015 dal Tribunale di Cassino, è stato formalizzato presso lo studio del notaio Luca Troili di Roma. Ad adempiere agli ultimi adempimenti sono stati il liquidatore giudiziale Maurizio Taglione e la professoressa Monica Maria Ortolani, in rappresentanza della “Domenico Paone spa” la società costituita nei mei scorsi con lo scopo di rilevare la vecchia azienda.

La produzione nel pastificio Paone

Ad assistere la professoressa c’era l’avvocato Andrea Granzotto, che della “Domenico Paone SpA” è anche consigliere insieme a Fabrizio Cerè e Pierpoaolo Guazzo. A guidare l’intera operazione è stato il manager italo-argentino Octavio Alejandro Quentin, marito di Monica Maria Ortolani, attivo in America Latina nel campo degli investimenti sul ramo food. (leggi qui Paone, la pasta non è scotta: passa ad un fondo inglese)

Da Srl a Società per Azioni

L’atto di compravendita è stato definito a poche settimane dall’adempimento di due passaggi fondamentali.

Il primo è stato compiuto il 10 settembre scorso: la “Domenico Paone” da società a responsabilità limitata (era stata costituita il 4 giugno scorso) è stata trasformata in una società per azioni con un capitale sociale di 50mila euro, suddiviso in 50 azioni.

È stata definita la composizione del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale. Sono stati chiamati a farvi parte il presidente Maurizio Baldassarini, i sindaci Emilio Gianfelice (è di Latina) e Roberto Munno mentre i supplementi sono nominati Antonio Vicentini e Alessandro Gennaro.

La pasta prodotta con il marchio Paone

La nuova proprietà del pastificio formiano ha deciso di ubicare la sede legale là dove è stato realizzato dieci anni il nuovo e moderno sito produttivo: in via delle Industrie, nella zona industriale di Penitro a Formia, a confini con quella di Minturno.

L’inventario

È stato ultimato l’inventario di tutti i beni presenti nei magazzini. Un ritardo nel computo aveva costretto la settimana scorsa al rinvio del rogito notarile. (leggi qui Paone, non buttare la pasta: il notaio rinvia l’atto di acquisto).

Il nuovo acquirente aveva già versato un acconto di 400 mila euro in occasione della presentazione della proposta di acquisto. Aveva un conto finale da saldare di tre milioni e 970 mila, integrati del valore della merce in magazzino e di nuovi macchinari nel frattempo acquistati dalla vecchia società la “Domenico Paone fu Erasmo SpA” per migliorare e potenziare la produzione in fortissima ascesa.

Il valore della compravendita è sceso però a due milioni e 600 mila euro, decurtati dell’acconto già versato a giugno di 284 mila euro. E delle passività: stipendi arretrati, contributi e Tfr accumulati dai 30 lavoratori.

Il futuro

Il gruppo alimentare Corex ha rilevato le mura ed intende avviare anche la sua produzione a Penitro

Su di loro punta ora il nuovo management che intende rilanciare l’azienda. Ma non mancano le insidie e gli interrogativi. Innanzitutto la nuova proprietà, la cui società di riferimento si dice specializzata nella “produzione di paste alimentari, di cuscus e di prodotti farinacei similari”, nei i prossimi due anni – come prevede il concordato autorizzato dal Tribunale di Cassino – dovrà versare un canone mensile di locazione di 15 mila euro alla Corex srl di Battipaglia, la società protagonista in Italia nella fornitura di alimentari che ha prelevato – in un’altra vendita – i capannoni dello stabilimento di Penitro per poco più di due milioni di euro.

La Corex sta aspettando un ultimo passaggio per considerare perfezionato l’acquisto di quelle mura. Infatti a fine ottobre scadranno i termini entro i quali il Consorzio industriale del sud-ponino dovrà decidere se impugnare o meno davanti il Consiglio di Stato  la sentenza del Tar che ha dato il via libera alla vendita del capannone.

Il Consorzio potrebbe invocare una clausola con cui tentare di impugnare l’acquisto fatto da Corex e rilevare le mura alle stesse condizioni ottenute dalla società salernitana.

Corex non intende fare un’operazione immobiliare: nei giorni scorsi ha confermato che vuole produrre anche lei la pasta all’interno dell’impianto, ma con un proprio marchio e per clienti diversi da quelli di Paone.

L’assemblea dei creditori

La pasta Paone

Siglato il rogito notarile, entrerà in scena l’assemblea dei creditori. Sono di diverso tipo e di importanza. Ha annunciato che chiederà un piano di riparto utilizzando il danaro versato dalla “Domenico Paone spa”.

Basterà? Qui lo scetticismo regna sovrano. La massa passiva, in occasione della concessione del concordato preventivo nel 2015, fu di circa 8 milioni. I creditori accettarono di tagliare del 40% le loro rivendicazioni. L’incognita che si è prospetta è una: se non ci dovesse essere sufficiente liquidità nell’ambito di questo piano di rientro, potrebbe essere chiesto al Tribunale di Cassino il fallimento della  “Domenico Paone fu Erasmo spa”.

I vertici della vecchia società vogliono scongiurare questa ipotesi. Hanno annunciato l’intenzione di affidarsi ad un’equipe di avvocati.

L’amministratore unico Fulvio Paone molto probabilmente sarà chiamato dal nuovo acquirente a guidare lo stabilimento di Penitro, in qualità di direttore: ruolo che ha svolto in questi ultimi anni, centrando buoni risultati di fatturato in tutto il mondo.

Il vecchio stabile

Infine non è da trascurare l’aspetto penale. È quello relativo al sequestro, eseguito nella primavera del 2012, del vecchio e storico sito produttivo dismesso nel 2009. Venivano ipotizzati la lottizzazione abusiva e l’abusivismo edilizio.

L’ingresso del pastificio

In questi giorni ll’avvocato Luca Melegari ha presentato un nuovo ricorso in Cassazione. Punta contro l’ordinanza del Riesame del Tribunale di Latina che ha confermato la validità dei sigilli sul vecchio immobile. Li aveva chiesti ed ottenuti il sostituto procuratore Giuseppe Miliano.