Il 2022 dell’industria

Doveva essere l’hanno delle macerie: generate dal Covid e dalla guerra nell’Est d’Europa. È stato invece l’anno del rilancio e della ripresa, del Pil che cresce più d’ogni altro Paese in Europa. Ma il 2022 per l’industria nel Lazio Sud è stato anche l’anno della linea dei totali: per molte certezze del passato è stata la fine, le stanno sostituendo nuove visioni del futuro.

Se attecchiranno e determineranno uno scatto nello sviluppo come fu quello degli Anni 70 con l’arrivo del polo automobilistico Fiat dipenderà in larga parte proprio dal territorio. Se sarà capace – come mezzo secolo fa – di essere attrattivo per chi intende investire, rapido nelle riposte, chiaro nelle regole di ingaggio.

Non ci sono vie di mezzo: lo ha dimostrato proprio il 2022, lo scenario minimo sul quale esibirsi è il mondo e ciò che ha perduto la provincia di Frosinone lo hanno raccolto nuove industrie emergenti in giro per il globo.

La catastrofe Catalent

Catalent

L’esperienza da non ripetere è quella che ha spinto il colosso della farmaceutica Catalent a ritirare il suo investimento da 100 milioni di euro programmato su Anagni. Doveva realizzare un polo di ricerca europeo formando cento nuovi assunti che avrebbero avuto di fronte a loro un’intera generazione di farmaci da sviluppare. Nuovi lavoratori, nuovo lavoro, dal livello alto e difficilmente replicabile in altre parti. La Catalent di Anagni avrebbe mutato la sua mission, da impianto di solo confezionamento ad uno di produzione dei principi attivi: grazie a due bioreattori destinati a diventare sei. (Leggi qui: Catalent si è stufata: i 100 milioni (e 100 posti) volano in Inghilterra).

Invece Catalent è andata via. Ha spostato tutto nel Regno Unito in Oxfordshire. Si è stancata di aspettare le autorizzazioni necessarie per avviare i lavori sullo stabilimento. La beffa è stata completa nei giorni successivi all’annuncio: l’inquinamento sta a venti metri di profondità, ai capannoni Catalent ne bastavano cinque volte di meno. Un caso emblematico. Con annesso scaricabarile sulle responsabilità. E totale assenza di possibilità per una soluzione: il Governatore del Lazio annuncia davanti al presidente della Repubblica di avere chiesto la sospensione dei protocolli che hanno fatto scappare Catalent, il sottosegretario al Ministero gli risponde che non se ne parla proprio. Se Catalent aveva qualche dubbio ha avuto la conferma d’avere fatto bene ad andare via.

Il presidente di Unindustria Angelo Camilli se la lega al dito. Ed al momento opportuno lancia il suo atto d’accusa verso un sistema che invece di attrarre investitori fa di tutto per metterli in fuga. Ormai però la rotta è tracciata e Catalent rischia di essere solo il precursore di un disimpegno che potrebbe riguardare un polo di eccellenza mondiale. Perché tale è il sistema Chimico – Farmacueutico che sta tra le province di Frosinone, Latina e Roma.

Il cluster delle speranze

I segnali che indicano il futuro vengono messi nero su bianco a Vallelunga. In uno degli uffici che costeggiano il mitico autodromo. Lì parte una nuova corsa, imprenditoriale, capace di condurre verso la prossima generazione di veicoli. Gli industriali della provincia di Frosinone che operano nella componentistica Stellantis formalizzano la nascita del Cluster della Mobilità Sostenibile. È la più grossa operazione industriale dell’anno nel Lazio Sud ed è quella con la maggiore visione di prospettiva.

In quell’operazione si uniscono gli sviluppatori e produttori di buona parte della componentistica auto, i poli nazionali di ricerca delle università di Cassino e La Sapienza, sono presenti marchi come Dr e Tecnobus. Sanno che è iniziato il declino dell’Automotive e vogliono progettare la transizione che ha come punto di arrivo la Mobilità Sostenibile. Cioè il modello di spostamenti che sta prendendo forma giorno dopo giorno: motori elettrici, car sharing, auto pensate intorno ad un software più che intorno ad un motore.

Francesco Borgomeo

Il progetto ha preso forma da un’idea di Francesco Borgomeo appena venne eletto presidente di Unindustria Cassino. Intuì che l’indotto Stellantis non aveva granché da spartire con ciò che fu l’indotto Fiat. La conferma arrivò da uno studio di Anfia (l’associazione dei Produttori): rivelò che oltre la metà delle aziende di Automotive cassinati producevano quasi due terzi per altri brand e solo in minima parte per il colosso francese con sede in Olanda.

Nasce da qui un dettagliato piano di “marketing di rete”. Capace di promuovere la filiera produttiva, strategica per il territorio della provincia di Frosinone. Con l’obiettivi di intercettare il mercato dell’automotive mondiale, proporre ai marchi storici ed ai nuovi brand l’insieme delle eccellenze nella componentistica che costituiscono l’indotto Fiat.

Di nuovo in strada

da sx Marini, Pica e Lungarini

Il 2022 ha dimostrato che spesso la creatività e la capacità industriale della provincia di Frosinone sono arrivate con larghissimo anticipo dove altri stanno arrivando soltanto adesso. La dimostrazione sta nel fenomeno Tecnobus.

È Un’azienda del capoluogo ciociaro che aveva messo a punto, costruito e commercializzato i primi mini bus interamente a trazione elettrica: venticinque anni prima che esplodesse il fenomeno dei motori elettrici. Proprio perché stava troppo in avanti s’è trovata ad avere il prodotto giusto quando ancora il mercato non si era sviluppato. Ed è andata in crisi.

La rileva l’imprenditore Paolo Marini. Insieme al Direttore Generale Maurizio Pica riprendono quel progetto. Riaccendono i macchinari, richiamano in servizio meccanici, meccatronici, ingegneri e fanno ripartire la produzione. Un aneddoto fornisce la misura dell’intuizione: appena allacciato il telefono, mantenendo per scaramanzia il vecchio numero, inizia a squillare con insistenza. È un’amministrazione comunale che cercava da tempo Tecnobus per la manutenzione dei mezzi acquistati anni ed anni prima. Sono ancora in servizio. (leggi qui Il bus partito da Frosinone con 25 anni d’anticipo).

Visioni green

Il futuro industriale della provincia di Frosinone e della provincia di Latina passa da un punto cruciale. La loro capacità di mettere fine alla vecchia visione dei rifiuti bastata sulle discariche. E trasformare una volta per tutte i rifiuti in nuova materia prima, riciclando tutto.

I progetti sono in campo sviluppati ormai da anni. Il primo è arrivato a conclusione ottenendo in estate l’approvazione della Regione Lazio. È il biodigestore di Anagni che eviterà ai ciociari di mandare ogni giorno in Veneto i camion con gli avanzi di cucina delle loro tavole e gli sfalci delle erbe nei loro giardini. Lo gestirà il principale colosso pubblico italiano: A2A società con 13mila dipendenti, creata dalle province di Brescia e Milano; la stessa che ha realizzato il termovalorizzatore di Acerra. Con cui sono stati risolti i problemi di Napoli.

Il gas green prodotto ad Anagni basterà appena per alimentare il sistema industriale in quell’area. Salvaguardando un polo strategico come quello della ceramica green. Ma è un modello che può essere replicato in ogni area industriale: fornendo così garanzie di continuità nella fornitura del gas alle imprese. Che è uno dei nuovi e principali elementi di attrazione per i nuovi investitori.

Giovanni Turriziani ed il gas green per i veicoli

Un altro progetto in dirittura d’arrivo è quello della società Fenice, nell’area industriale di Frosinone. Che punta invece alla creazione del gas green destinato agli autoveicoli. Abbattendo in modo enorme l’inquinamento che finisce in atmosfera con gli scarichi dei camion. Oggi quel gas lo portiamo da fuori. (leggi qui: Un camion da Tortona carico dei nostri no).

Il 2023 sarà l’anno in cui prenderà forma la Green Valley di Roccasecca ideata dall’allora presidente Cosilam Marco Delle Cese: coltivazioni di canapa industriale con cui bonificare i terreni. E destinata all’industria della plastica green. Nei dodici mesi appena trascorsi è stata avviata la sperimentazione, individuate le piante giuste. Il primo raccolto è in fase di test nei laboratori.

Le grandi crescite

Vincenzo Formisano

Doveva essere un anno di macerie ma è stato un anno di ripresa. Tanto per fare qualche esempio. È stato un altro anno dai bilanci positivi per Banca Popolare del Cassinate: la sua semestrale ha registrato un utile netto a 8,5 milioni, in crescita del 66%. Aumentano i ricavi dalla gestione e la raccolta complessiva. Il quotidiano economico Il Sole 24 Ore ha certificato che l’istituto guidato dal professor Vincenzo Formisano è la più solida tra le Popolari italiane secondo l’indicatore Texas Ratio. Il tutto in uno scenario che ha visto chiudere solo nel Lazio ben 800 sportelli bancari.

A fine anno viene avviata la sinergia tra Banca Popolare del Cassinate e la fintech FX12 che ha già ricevuto un investimento da Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital Sgr e Confeserfidi Scarl. Ha messo a punto una delle prime piattaforme ad offrire contemporaneamente tre soluzioni di finanza digitale, sconto dinamico, credito di filiera e invoice trading. È un’ulteriore tappa del processo di innovazione portato avanti dal professor Vincenzo Formisano.

Genesio Rocca

Il 2022 è stato un anno di crescita e di innovazione per la Gemar Balloons di Casalvieri. Ha acquisito un ulteriore stabilimento in Francia e cementato la sua posizione di primo produttore europeo di palloncini, tra i principali al mondo insieme a colossi come Pioneer Balloon, Amscan, Belbal, Xingcheng. Una ulteriore spinta gli è derivata dalla sostituzione delle parti in plastica con asticelle e anelli ottenuti da una fibra vegetale sviluppata per Gemar in provincia di Frosinone. È la risposta green che l’imprenditore Genesio Rocca ha dato all’intero comparto, mettendolo al riparo dalle polemiche ambientaliste sui rischi legati alle microplastiche sull’ecosistema.

Quelli che guardano all’estero

Domenico Beccidelli

Il polo elicotteristico ed aeronautico ha registrato un’impennata per via del conflitto nell’Est Europa. In provincia di Frosinone e Latina ci sono realtà chiave per la componentistica e la manutenzione certificata. Come Heliworld e Centro Costruzioni della famiglia Beccidelli di Anagni.

Nel 2022 è triplicato il lavoro nei suoi asset di meccanica industriale specializzata che si trovano in Polonia, sono cresciute le attività italiane. Al punto da proporre all’Università di Cassino la creazione di un Its per manutentori elicotteristici. Nel 2023 prenderà forma il nuovo progetto sulla componentistica.

Antonio Baldassarra

Sul piano informatico, Seeweb si conferma uno dei principali player in Europa nel Cloud Computing. L’azienda fondata e guidata da Antonio Baldassarra nel 2022 si è misurata con colossi come Telecom per la creazione del cloud nazionale. A fine anno ha lanciato la scommessa sull’Europa sudorientale, nuova rotta della Digital Transformation.

Nell’area del Sudest europeo aumenta la richiesta di sviluppo tecnologico ed il gruppo Seeweb insieme a Dhh, con la sua presenza nella regione balcanica, sta offrendo il suo supporto con infrastrutture neutrali e capaci di integrare con la massima efficacia i servizi dei carrier. L’obiettivo è quello di offrire servizi di colocation e connettività in grado di accompagnare lo sviluppo delle nuove rotte che collegheranno le aree dei Balcani alle piazze più rilevanti dell’Europa dell’ovest.

Quelli che stanno alla frontiera

Corrado Savoriti (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Ma ci sono frontiere calde. E pericolose. Una è quella del settore cartario. L’impennata nei costi dell’energia sta mettendo in ginocchio il comparto. A lanciare l’allarme nel 2022 è stato Corrado Savoriti di Castelliri, presidente dei Giovani Imprenditori di Unindustria e titolare di Sama, azienda specializzata nel recupero della carta destinata al macero. Da oltre 40 anni recupera e rimette in commercio la carta dalla raccolta differenziata urbana, da giornali e riviste, negozi e supermercati, tipografie. Due impianti di produzione a Frosinone e Teramo: il fatturato annuo medio è di 16 milioni e nel primo semestre del 2022 ha raggiunto i 10 milioni. La stima era di raddoppiarlo entro il 2022.

Savoriti ha usato come esempio Sora, dove c’è il secondo polo produttivo d’Italia con una ventina di cartiere. Ha spiegato che sta crollando il fatturato perché molte cartiere stanno fermando i macchinari. Le loro caldaie consumano molto gas perché usano il vapore per asciugare la carta che passa sui rulli bollenti e non comprano più carta riciclata. Si sta fermando tutta la filiera della carta da riciclare. Il 2023 è l’anno decisivo per rimettere in asse un settore energivoro.

Miriam Diurni

A preoccupare più di tutto è il clima antindustriale. Lo ha evidenziato in un paio di occasioni Miriam Diurni, presidente di Unindustria Frosinone. C’è una visione negativa e antiquata delle imprese: quasi ottocentesca. Come se industria fosse l’equivalente di inquinamento. Con scelte paradossali. Come quella che ha portato la Regione Lazio a varare la legge a tutela dell’aria: prevede un sistema che rende conveniente non investire in provincia di Frosinone ma farlo nelle vicine province di Frosinone e Roma.

È la prima sfida degli industriali per il 2023