I giudici hanno detto no. Per la seconda volta. I cittadini di Fiuggi non dovranno tirare fuori 100 milioni di euro per risarcire Sangemini. Perché non c’è niente da indennizzare e perché la scelta fatta era assolutamente legittima. Lo ha stabilito la Corte di Appello di Roma: ha respinto il ricorso promosso dalla Sangemini S.p.A.
Chiedeva al Comune di Fiuggi un risarcimento pari a 100 milioni di euro per avere risolto il contratto che li legava.
L’accordo disdetto

Anni addietro Sangemini gestiva l’imbottigliamento e la commercializzazione della Fiuggi, l’accordo prevedeva che la società umbra pagasse alla società del Comune 280 lire a bottiglia, con un venduto garantito dal primo anno pari a 60 milioni di pezzi. Il che avrebbe dovuto portare nelle casse del Comune oltre 16,5 miliardi di lire (otto milioni di euro). Gli accordi prevedevano poi che dal terzo esercizio di attività i milioni di euro garantiti diventassero nove.
Il rapporto tra Sangemini ed ‘ATF – Acqua e Terme di Fiuggi’ non era stato dei più facili. Al punto che poi il Comune aveva deciso di riprendere in mano la gestione.
Il caso era finito davanti al tribunale Civile di Frosinone. Che con la sentenza 175/2020 aveva dichiarato “l’avvenuta risoluzione di diritto, ex art. 1456 del Codice Civile, del contratto di affitto d’azienda e di tutti i contratti inter partes ad esso collegati, per fatto e colpa di Sangemini S.p.A.”.
In pratica, Sangemini non aveva rispettato alcune parti dell’accordo e per questo il Comune aveva tutto il diritto di dare la disdetta, senza risarcire alcunché.
L’appello e la sentenza

Una sentenza che Sangemini ha impugnato in appello. E che ora è stata definita con la sentenza n. 6416/2024.
L’ex gestore aveva riproposto anche alla Corte d’Appello di Roma la richiesta di risarcimento. I giudici hanno invece accolto le tesi del professore Stefano Recchioni e dell’avvocato Enrico Maria Danielli dichiarando inammissibile la richiesta l’appello e confermando la sentenza di primo grado.
“Ha vinto una città intera” ha commentato il sindaco Alioska Baccarini. Acqua e Terme oggi è gestita da una fiduciaria che fa riferimento al fondo di Leonardo Maria Del Vecchio ed alla società con le partecipazioni del Gruppo Borgomeo. Nelle settimane scorse ha avviato il radicale rinnovo delle linee di produzione dell’imbottigliamento, puntando a ridurre al minimo le perdite idriche e contenendo i costi energetici attraverso un piano green.








