Cliniche private: «Lo Stato sta impedendo ai pazienti di venire a farsi curare nel Lazio»

La denuncia dell'Aiop: «Lo Stato sta impedendo ai pazienti di venire a farsi curare nel Lazio». Dito puntato sulla mancata approvazione di due provvedimenti fondamentali. E che stanno danneggiando l'economia legata alla Sanità nel Lazio. Jessica Faroni: "Inaccettabile disparità di trattamento"

I medici presenti nel Lazio sono specialisti di fama nazionale, le cliniche in cui visitano e intervengono sono almeno a quattro stelle, eppure sono pochi a sceglierle per farsi curare: «è lo Stato ad impedirgli di venire da noi».

A lanciare l’accusa è Jessica Faroni, presidente di Aiop Lazio (Associazione italiana ospedalità privata). Punta il dito contro le politiche degli ultimi anni relative ai rimborsi che le Regioni devono pagare quando i loro pazienti scelgono una struttura sanitaria di un altro territorio.

L’intesa saltata

La presidente delle cliniche private nel Lazio ha lanciato il macigno nello stagno dopo l’ultima riunione dei governatori delle Regioni italiane. Nonostante fosse in agenda non hanno approvato l’accordo interregionale per la compensazione della mobilità sanitaria per il triennio 2014-2016: cioè le regole in base alle quali si ‘pesano’ i servizi fatti da una struttura privata di una Regione sui pazienti che provengono da fuori, i criteri in base ai quali si compensano quelle prestazioni tra una Regione e l’altra, chi e come deve procedere a pagare la struttura che ha curato l’ammalato.

Nella stessa seduta è stata rinviata anche l’approvazione delle matrici indispensabili per ripartire le risorse per il Servizio sanitario nazionale.

Punti che però dovrebbero ricevere il via libera nella prossima Conferenza.

Danneggiato il Lazio

«E’ abissale la differenza tra i pazienti laziali che migrano per curarsi in altre regioni e i pochi che scelgono di venire da noi – ha protestato la presidente Jessica FaroniAd essere danneggiata è la Sanità del Lazio: la minore mobilità in entrata rispetto a quella in uscita pregiudica le strutture. In questo modo le nostre cliniche appaiono meno attrattive. Si dice che la gente non viene nel Lazio perché i nostri specialisti non sono bravi, non è vero, lo impedisce lo Stato».

Le conseguenze si riflettono anche sui medici innescando così un circolo vizioso senza via di uscita. Perché? A metterlo in evidenza è stata la presidente Aiop del Lazio. «I medici percepiscono un compenso con percentuali nettamente più basse rispetto ai colleghi di altre regioni – osserva Jessica FaroniPer questo non è raro che decidano di emigrare, portandosi fuori dal Lazio anche i pazienti che evitano lunghissime attese».

Ma è tutta l’economia legata alla Sanità del Lazio a risentirne. La presidente ha messo a nudo le cifre. Evidenziando che in questo modo, nel corso degli ultimi anni, il Lazio ha perso centinaia di milioni di euro. Le previsioni per il prossimo triennio sono di altre centinaia di milioni che verranno persi se non verrà invertita la tendenza.

«Sbloccate e approvate»

L’appello di Jessica Faroni è chiaro. «È necessario sbloccare la mobilità sanitaria interregionale, per permettere al Lazio di tornare ad attrarre pazienti da altre regioni e garantire una libera concorrenza basata sulla qualità».

E poi c’è la questione delle compensazioni. «La Conferenza delle Regioni approvi rapidamente la proposta di accordo per la compensazione della mobilità sanitaria in modo da restituire ai pazienti la libertà di scelta del luogo di cura e risanare la sanità del Lazio, danneggiata per troppi anni nell’economia e nell’immagine».

Da dove nasce il problema? Otto anni fa una legge ha bloccato i “fuori regione” nel Lazio: oggi registra più fughe che arrivi. È tra le prime cinque regioni italiane per cittadini che migrano in cerca di cure altrove”.

 

Lo sforzo della Regione

La Regione Lazio ha messo a disposizione 20 milioni di euro per tutte le strutture. «E’ un primo passo, ma c’è ancora molto da fare. Trovo assurdo che un paziente possa andare a curarsi a Parigi e non a Roma. E trovo assurdo parlare di medicina transfrontaliera quando poi viene bloccata la mobilità in Italia. Il cittadino deve essere lasciato libero di scegliere dove curarsi e le strutture laziali devono poter crescere e dimostrare la propria qualità. Anche perché – conclude Jessica Faronici sono intere Regioni che fanno il bilancio sulla mobilità, cosa che a noi è stata impedita per otto anni».