Edilizia in ginocchio: persi 14mila posti di lavoro nelle province di Frosinone e Latina

Dal 2008 al 2017 la crisi ha fatto perdere all'edilizia migliaia di posti di lavoro nelle province di Frosinone e Latina. I dati forniti nell'assemblea della Filca Cisl. Un settore messo in ginocchio nel giro di appena dieci anni

Quattordicimila posti di lavoro persi. E 1.700 imprese chiuse. Una massa salari pari a 100 milioni di euro persa dai lavoratori. Per 12 milioni di ore lavorate in meno. Sono gli effetti della crisi che tra il 2008 e il 2017 ha colpito il settore dell’Edilizia nei territori di Frosinone e Latina. Un comparto che per molti anni ha trainato l’economia del Lazio. Ma che da un decennio vive drammaticamente gli effetti della congiuntura economica negativa.

UNA CRISI LUNGA 10 ANNI

I dati sono stati forniti dal commissario della Filca Cisl Lazio Sud, Fabio Turco. Nella relazione al congresso straordinario che al termine eleggerà due nuovi segretari generali con rispettive segreterie della Filca Cisl di Frosinone e di Latina.

Numeri drammatici. Per il sindacato, «devono far riflettere perché riguardano un settore a lungo trainante dell’economia regionale». Una crisi che dura da dieci anni e che ancora oggi non lascia intravvedere segnali positivi.

Nel periodo dal 2008 al 2017, riepiloga il sindacato, hanno perso la vita 36 operai tra i cantieri delle due province: 19 a Latina e 17 a Frosinone. «Rimettere in moto l’edilizia vuol dire dare ulteriore slancio all’economia regionale. Ma anche offrire l’opportunità a chi è stato espulso dal mercato di avere un’opportunità».

NUOVI INVESTIMENTI E INFRASTRUTTURE

«Per questo chiediamo  nuovi investimenti e la realizzazione di infrastrutture che migliorino i collegamenti tra le due province, come l’autostrada Roma-Latina e la complanare Cisterna-Valmontone” ha concluso il sindacato.

Un piano di rilancio basato su una campagna massiccia di opere pubbliche è la soluzione che da tempo viene suggerita anche da vari economisti. Tra loro il professor Vincenzo Formisano dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Secondo il quale un provvedimento del genere, di chiaro stampo keynesiano, sarebbe capace di rimettere in moto l’intero circuito economico del sud Lazio: inserendo contante nel sistema, attraverso gli stipendi e l’acquisto di materiali, ne trarrebbe beneficio tutta l’economia.