Non è un documento tecnico. È un posizionamento politico. A consegarlo alla Regione Lazio è stato il Segretario Generale Cisl del Lazio Enrivo Coppotelli durante un incontro con la vicepresidente Roberta Angelilli. Un dossier di 54 pagine sui Distretti Industriali con una chiara rotta politica: in quei fogli, grafici, tabelle, la Cisl non sta aggiornando una norma del 2001. Sta dicendo alla giunta: o governate la trasformazione produttiva, o la subite.

Soggetto, Oggetto e Progetto

Di chi parlano quelle 54 pagine, su cosa si concentrano, cosa propongono di fare. Per capirlo bisogna tornare indietro di 25 anni. Nel 2001 la Regione Lazio era governata da un centrodestra guidato da Francesco Storace. Sono gli anni in cui il Bilancio regionale è ancora ricco, non c’è stata la riforma che di lì a pochi anni aprirà un cratere ampio 10 miliardi di euro sotto i piedi del Lazio. Il Governatore chiede al suo assessore alle Attività Produttive Francesco Saponaro un provvedimento che metta finalmente ordine nel mondo industriale del Lazio. Perché?

Fino a quel momento, tutto viaggiava per proprio conto. Non si teneva conto del fatto che ogni area aveva le sue specificità e che proprio per questo le esigenze di sviluppo della provincia di Latina con la sua Economia del Mare erano del tutto diverse da quelle della provincia di Frosinone che aveva un immenso polo automobilistico, o della provincia di Roma che si stava specializzando sull’Aerospaziale.

La Legge 36/2001

Nasce così la Legge 36/2001. Punta a promuovere lo sviluppo competitivo del territorio. Non più investimenti a pioggia ma aree ben preciuse individuate in base al loro tessuto industriale: come il Chimico Farmaceutico nel triangolo al confine tra i territori delle province di Frosinone – Latina – Roma. Il polo della Nautica sulla costiera della provincia di Latina. Il Polo del Marmo tra Coreno – Tivoli – Viterbo e Civita Castellana. M aanche il Polo dell’Audiovisivo con Cinecittà e le strutture di Roma. Aree con industrie dello stesso settore, collegate tra di loro e che abbiano bisogno tutte della stessa cosa: una strada che agevolerebbe la loro produzione, illuminazione o depuratori o una rete dati particolare, tanto per fare qualche esempio.

Foto: Alessandro Cragnolini

Vengono divisi tra Distretti Industriali e Sistemi Produttivi Locali sulla base delle dimensioni e del fatturato. Li ritiene validissimi anche il successivo Centrosinistra guidato da Piero Marrazzo, con assessore alle Attività Produttive Francesco De Angelis. Punta sull’Internazionalizzazione, sulla loro proiezione all’estero: fa partecipare le imprese del Lazio alle più affollate fiere mondiali di settore, da Mosca a Los Angeles, da Montreal a Bucarest, facendole accompagnare da esperti della Regione per i contatti sul posto e da un set di Dvd in quattro lingue per presentare i Distretti.

È su questo che Enrico Coppotelli chiede che si torni a mettere mano.

Il preludio e l’atto

L’incontro con Roberta Angelilli è stato il preludio. La formalizzazione del dossier è il vero atto. Perché intervenire sulla Legge 36/2001 significa ammettere che il modello distrettuale laziale, così com’è, non regge più. E chi lo mette nero su bianco non è un think tank universitario: è il principale sindacato regionale.

Foto © Imagoeconomica

La Cisl non si limita a elencare settori – tessile della Valle del Liri, marmo degli Ausoni, ceramica di Civita Castellana, audiovisivo romano – ma costruisce un impianto. Mappatura, diagnosi delle inefficienze, proposta di nuova governance, soggetto attuatore. È una piattaforma industriale, non una rivendicazione sindacale.

Il passaggio decisivo è proprio la governance. Proporre un coordinamento forte, individuare nel Consorzio Industriale del Lazio un possibile braccio operativo, chiedere monitoraggio e rendicontazione significa una cosa sola: basta politiche a pioggia. Basta annunci. Basta distretti evocati nei convegni e dimenticati nei bilanci.

Incertezze manifatturiere

Qui si gioca una partita più grande. Il Lazio non è più la regione delle certezze manifatturiere. L’Automotive scricchiola ed a maggio saprà se sopravviverà o verrà cancellata dalla mappa mondiale di Stellantis, la farmaceutica resta forte ma concentrata ed alle prese con un comparto profondamente cambiato come hanno dimostrato le recenti vicissitudini di Novo Nordisk ad Anagni che in pochi mesi è passata da un investimento di 2,3 miliardi ad 1 miliardo ma in realtà deliberato solo 0,5 miliardi. Non sta meglio il tessile che è quasi totalmente scomparso a Sora e sopravvive per nicchie, l’audiovisivo cresce ma è polarizzato su Roma. Il Segretario Enrico Coppotelli mette in luce che senza una strategia territoriale, la transizione tecnologica rischia di diventare selezione naturale.

Enrico Coppotelli (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Coppotelli parla di “occupazione di qualità” e di “stare dentro i processi”. È un modo elegante per dire che la trasformazione non sarà neutra. L’intelligenza artificiale, l’automazione, la riorganizzazione delle filiere taglieranno dove trovano debolezza. I distretti, se funzionano, sono anticorpi. Se non funzionano, sono gusci vuoti.

La Cisl, in questo passaggio, compie una scelta precisa: smette di limitarsi alla difesa e prova a scrivere l’architettura dello sviluppo. È un salto. Perché se il sindacato entra nel merito delle politiche industriali, la politica non può più rifugiarsi nella genericità.

Tocca alla regione

Raffaele Trequattrini e Roberta Angelilli

Ora la mossa è della Regione. Roberta Angelilli può accogliere la proposta e aprire un tavolo strutturato, trasformando il dossier in base di lavoro per il professor Raffaele Trequattrini ed il suo Consorzio Industriale che tante nuove pagine di politica industriale sta scrivendo in questi mesi nel Lazio. Oppure può lasciarlo scivolare nella ritualità delle consultazioni. Ma la differenza sarà visibile.

Perché questa non è una stagione ordinaria. È una fase in cui si stanno ridisegnando filiere, competenze, investimenti europei. E chi non decide, subisce le decisioni degli altri. Per questo, il dossier di Enrico Coppotelli e della Cisl non è un contributo tecnico: è una sfida istituzionale.

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