Nel silenzio distratto di chi ancora guarda all’industria come a un fardello del Novecento, l’Italia si sta giocando una delle partite strategiche più importanti dalla fine del boom economico. Il futuro passa per i settori della Difesa e dell’Aerospazio: non è il solito mantra su “armi contro welfare”. È una questione di sviluppo, occupazione, autonomia strategica, visione del futuro, deterrenza militare. E paradossalmente – o forse no – l’epicentro di questa rinascita potrebbe trovarsi nel cuore industriale di una provincia del Lazio finora dimenticata da Dio e da Stellantis: il Sud della Ciociaria.
La rotta di Coppotelli

Non ha dubbi sul punto Enrico Coppotelli, Segretario Generale Cisl del Lazio. “Dobbiamo valutare innanzitutto qual è il settore in cui si sta investendo di più e dove c’è bisogno di manodopera e di valore aggiunto. Oggi si sta investendo moltissimo nell’aerospazio e nella difesa, sono settori sempre nell’ambito del metalmeccanico e quindi sarebbe più facile immaginare investimenti sia con i fondi europei sia con i fondi nazionali che possano trovare nello stabilimento e in tutta l’area del cassinate una riqualificazione che consenta di aumentare l’occupazione. Quindi per la prima volta parliamo di aumento dell’occupazione non soltanto di mantenimento o addirittura sopravvivenza attraverso cassa integrazione e ammortizzatori sociali”.
Ma qualche mese fa, il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, aveva parlato dell’interessamento di uno dei colossi della Farmaceutica mondiale per le aree di Stellantis Cassino Plant. In realtà si trattava di un tentativo del professor Raffaele Trequattrini, commissario del Consorzio Industriale del Lazio: di fronte alle richieste di un grosso player del settore Chimico Farmaceutico aveva fatto aggiungere ai 3 siti potenziali già individuati anche quello di Cassino Plant. Che è entrato in concorrenza: chi offre i migliori servizi vince la corsa.

Ma anche se dicessero sì, non sarebbe un buon affare. “È chiaro che farebbe molto piacere ma il chimico farmaceutico, nonostante occupi una parte importante per l’alta provincia di Frosinone, sappiamo che l’incidenza del valore umano e della manodopera è molto più ridotta rispetto al settore dell’Automotive. Servono meno addetti per far camminare le linee del Farmaceutico. I posti che si recupererebbero sono pochi”.
La forza dei numeri
A snocciolare i numeri sembra di leggere una nuova enciclica industriale: 35 miliardi di euro di fatturato solo in Italia, 240 miliardi in Europa, 1,5 milioni di occupati considerando l’intera filiera. E mentre la Banca Europea degli Investimenti si prepara a raddoppiare i finanziamenti al comparto, Germania e Francia ridisegnano l’automotive per trasformarlo in manifattura duale. Qui da noi, invece, Cassino resta appesa ai destini volatili di un colosso franco-italo-americano che annuncia innovazioni ogni sei mesi e cassa integrazione ogni tre.

È qui che il nodo diventa politico. E la domanda è semplice: si può davvero pensare di salvare un tessuto industriale con il rito stanco delle conferenze stampa? No. Serve una strategia. Serve che la Regione Lazio e il Governo, attraverso il MEF che detiene quote chiave in Leonardo e Fincantieri, attivino un corridoio preferenziale tra le filiere in trasformazione e il know-how latente della provincia di Frosinone.
Per Enrico Coppotelli la strada è “un progetto di riqualificazione dello stabilimento e di quell’area del cassinate perché soltanto attraverso una riqualificazione cambiando quella che è la missione possiamo dare sviluppo. Altrimenti ci ritroveremo tra dieci anni a commentare che i dipendenti non sono più duemila ma duecento e il mondo del lavoro avrà fallito perché non sarà stato in grado di dare una alternativa di sviluppo”.
Il valore aggiunto

Perché dovrebbero puntare sulla Ciociaria? È qui che si trovano le competenze giuste: lavoratori con esperienza aeronautica certificata, impianti pronti alla transizione, scuole tecniche e ITS che possono sfornare nuova forza lavoro qualificata. È qui che si può realizzare quella supply chain selettiva che i grandi gruppi – per tagliare costi e inefficienze – stanno cercando come ossigeno. E non è un’utopia. In Germania lo stanno già facendo: convertire fabbriche auto in fucine aerospaziali. Noi, Paese con una tradizione industriale di eccellenza, rischiamo di arrivare dopo.
La partita è a tempo. Entro il 2025 gli investimenti nella difesa cresceranno del 12%. Le flotte aeree mondiali raddoppieranno nei prossimi vent’anni. Serve produzione, serve capacità, serve qualità. Ma soprattutto, serve una classe dirigente che non confonda “opportunità” con “bandi a pioggia”. Serve una visione.
Ecco, se c’è una lezione da trarre, è questa: chi governa deve smettere di rincorrere le crisi e cominciare ad anticiparle. Cassino può diventare un hub della nuova manifattura se si ha il coraggio – politico, tecnico e imprenditoriale – di rompere con l’inerzia e mettere a terra una politica industriale vera.
Altrimenti, anche stavolta, mentre l’Europa decolla, noi resteremo a guardare. Dal marciapiede.








