La chiave è già nel quadro: il gruppo molisano DR Automobiles è pronto a girarla ed accendere la nuova rivoluzione industriale in provincia di Frosinone. Avviando la nascita del secondo polo automobilistico nazionale dopo lo storico colosso fu Fiat oggi Stellantis. Dalle piastrelle ai pistoni: trasformerà lo stabilimento Saxa Gres in un polo produttivo d’avanguardia: niente più gres porcellanato ma Suv e crossover pronti a sfidare i big del mercato.

Con un investimento da 50 milioni e l’energia visionaria di Massimo Di Risio, la Ciociaria mette la freccia nel mondo dell’automotive: non lascia ma raddoppia. Il glorioso stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano ha la tosse e l’assurda volontà di imporre la transizione ai motori elettrici con tappe forzate l’ha quasi ammazzato. La battaglia sui dazi si è conclusa con un accordo che rilancia il comparto, il resto è questione di volontà industriale. A Cassino Plant adesso si affiancherà Anagni con il secondo produttore automobilistico nazionale. Di Risio non si limita a montare: qui si costruisce davvero.
Addio ceramica, benvenuta mobilità
Ad Anagni, dove fino a ieri si producevano mattonelle in gres porcellanato da esterno, oggi si ragiona di ibrido, batterie e componentistica automotive. È qui che Massimo Di Risio, patron di DR Automobiles Groupe, ha deciso di scommettere sul futuro del suo impero su quattro ruote. Lo ha annunciato nelle ore scorse ai sindacati dei metalmeccanici: l’appuntamento al Ministero del Made in Italy è entro la prima settimana di agosto. Un soffio.

Si metterà al tavolo con un altro visionario: l’imprenditore Francesco Borgomeo che aveva riaperto la Marazzi Sud trasformandola in qualcosa di diverso e capace di stare sul mercato. I suoi spessorati sui quali potevano passare anche i camion hanno riempito viali e piazze in Europa ma soprattutto negli Usa. Il covid con il lockdown prima e la speculazione mondiale sul gas poi hanno tagliato dall’Industria italiana le produzioni energivore. Ed i forni ne richiedono parecchia. Doveva produrla il biodigestore che era parte integrante del progetto: ancora stanno a Caro amico. Borgomeo mette in sicurezza i dipendenti e saluta tutti.
Acquisendo l’ex impianto Saxa Gres, il gruppo Di Risio scommette sull’avvio della riconversione in una vera fabbrica d’auto: un sito produttivo moderno, già attrezzato, con tutte le autorizzazioni ambientali in regola e – cosa non da poco – pronto ad accogliere i primi veicoli tra meno di un anno.
Cinquanta milioni per (ri)partire

Niente colpi di scalpello ma bulloni e catene di montaggio: Anagni diventa il secondo cuore produttivo del gruppo dopo lo storico sito di Macchia d’Isernia, dove oggi si assemblano modelli provenienti perlopiù dalla Cina e già assemblati al 70%. Ma l’obiettivo dichiarato da Di Risio è molto più ambizioso: fare auto dall’inizio alla fine, con componenti italiani, tecnologia sostenibile e un occhio al made in Europe.
Per il gruppo DR è la più grande operazione industriale dalla sua nascita nel 2006. Cinquanta milioni di euro, con una parte rilevante legata al PNRR, per trasformare uno stabilimento in un laboratorio di rinascita industriale. Non solo: i circa 80 dipendenti dell’ex Saxa Gres verranno tutti riassorbiti da DR Automobiles, garantendo continuità occupazionale e nuove prospettive di crescita. Su questo, Francesco Borgomeo è stato irremovibile: mantenimento dei posti e delle qualifiche per i suoi dipendenti.
Un cambio di proprietà che vale come una seconda vita. E se tutto procede secondo i piani, i primi veicoli targati DR costruiti interamente ad Anagni potrebbero vedere la luce già nel 2026. Con loro, anche componenti per l’elettrico e l’ibrido, segmenti in piena espansione.
Il secondo polo auto in Italia

Spesso sottovalutata, la casa molisana è in realtà un colosso in ascesa. Nel 2024 ha raggiunto il 2,58% di quota di mercato nazionale, superando colossi blasonati e scalando classifiche con marchi come DR, EVO, Sportequipe, Tiger e X. E nei primi sei mesi del 2025 ha già immatricolato oltre 14.000 veicoli. Numeri che parlano chiaro: DR è oggi il secondo polo automobilistico italiano, dopo Stellantis, ma con una struttura più snella e una strategia estremamente pragmatica.
Non a caso, Di Risio guarda oltre e prepara il lancio di due marchi storici: Itala e OSCA, riportando in vita pezzi da novanta del motorismo tricolore. Il tutto senza rinunciare alla sua formula vincente: prezzi accessibili, design accattivante e una crescente attenzione alla sostenibilità.
La scelta di Anagni non è solo una questione logistica. È anche una mossa strategica sul piano territoriale. La provincia di Frosinone, storicamente vocata alla manifattura, è in cerca di una nuova identità industriale dopo i colpi inferti dalla crisi e dalla delocalizzazione. L’arrivo di DR segna un’inversione di tendenza e riporta la Ciociaria al centro della mappa produttiva.
Da importatore a costruttore made in Italy

Non è escluso che la mossa di Di Risio faccia da apripista per nuovi investimenti nel distretto, magari con filiere di componentistica, logistica o batterie. E per una volta, la parola “reindustrializzazione” non suona come uno slogan vuoto ma come un progetto concreto e già avviato.
Il passaggio da semplice assemblatore a produttore integrato è forse il vero colpo di scena. Finora, il sito di Macchia d’Isernia riceveva auto quasi finite dalla Cina, completandole con interni, loghi e rifiniture. Ora, con lo stabilimento di Anagni, DR punta a realizzare internamente ogni fase dell’assemblaggio, riducendo la dipendenza dall’Asia e aumentando il valore aggiunto creato in Italia.
Una piccola rivoluzione, silenziosa ma determinante. Perché produrre davvero – in Italia, con operai italiani, in una fabbrica ex-ceramica – è la migliore risposta a chi pensava che la manifattura fosse roba del passato.
Benvenuti ad Anagni, città dell’auto

In pochi mesi, Anagni è passata da simbolo di crisi industriale a nuova capitale dell’automotive made in Italy. Un cambio di paradigma che entusiasma, sorprende e – finalmente – dà concretezza alla parola rilancio.
Tra pistoni, batterie e nuove assunzioni, la Ciociaria scopre che il futuro può anche avere quattro ruote. E che, con la visione giusta, anche un’ex fabbrica di mattonelle può rimettersi in moto.








