Confindustria, altri due anni di Stirpe

Confermato. Vicepresidente per altri due anni. Fino al 2024 Maurizio Stirpe sarà l’interlocutore dei sindacati e dei ministri quando si parlerà di Lavoro. L’assemblea privata di Confindustria lo ha confermato nelle cariche anche per il prossimo biennio.

La decisione è stata presa all’unanimità nel corso della riunione di metà mandato che deve aggiornare la squadra di presidenza. Il team del presidente Carlo Bonomi è stato confermato nella sua ossatura: è stato deciso l’avvicendamento di tre vicepresidenti; i nomi sono quelli designati dal Consiglio Generale lo scorso 21 aprile (148 votanti e solo 5 contrari).

Tre nomi per il Presidente

Carlo Bonomi

Le deleghe per Ambiente, Sostenibilità e Cultura vanno a Katia Da Ros amministratore delegato della Irinox di Corbanese di Tarzo; è l’azienda di famiglia, leader di mercato per gli abbattitori di temperatura ed i quadri elettrici in acciaio. È un passaggio di consegne tra industriali del Veneto. Esce infatti Maria Cristina Piovesana.

La vicepresidenza con delega sui temi dell’Economica del Mare passa dal calabrese Natale Mazzuca al lucano Pasquale Lorusso, presidente della Bawer di Matera che realizza prodotti in acciaio, ad alta tecnologia e di innovazione; prodotti destinati ai settori Automotive, Medicale e allestimenti museali.

L’ex amministratore delegato di Tim Luigi Gubitosi lascia la delega sui temi del Digitale al vicepresidente di Cisco per il Sud Europa, Agostino Santoni.

Ancora Stirpe

Maurizio Stirpe

Confermato per il biennio 2022 – 2024 il presidente Maurizio Stirpe. In questi due anni è toccato a lui il fronte più caldo. Quello dei confronti sui compensi, della contrattazione, delle politiche del Lavoro e della Formazione. Uomo di intransigenza e di mediazione, al presidente del gruppo Prima Sole Components è toccata la difesa della linea confindustriale sui salari che nei mesi scorsi ha infiammato il dialogo con i sindacati. Mai per il gusto della difesa del passato. Tutt’altro: è stato lui a sostenere con i suoi interlocutori la necessità di iniziare a ragionare con schemi nuovi perché l’Ucraina e la speculazione sulle materie prime hanno reso indispensabile aumentare la produttività.

Sono confermati tutti gli altri componenti della squadra al vertice di via dell’Astronomia: Barbara Beltrame con delega all’Internazionalizzazione; Giovanni Brugnoli, con delega al Capitale umano; Francesco De Santis, con delega alla Ricerca e Sviluppo; Maurizio Marchesini, con delega alle Filiere e alle medie imprese; Alberto Marenghi, con delega all’organizzazione, allo sviluppo e al marketing associativo; Emanuele Orsini, con delega al Credito, alla finanza e al fisco.

Confermati i vice presidenti di diritto. Sono Giovanni Baroni, presidente della Piccola Industria; Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani Imprenditori; Vito Grassi, presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le politiche di coesione territoriale.

Ci hanno lasciati soli

Mario Draghi all’assemblea di Confindustria

Sono 580 gli imprenditori da tutta Italia che hanno partecipato questa mattina all’assemblea privata di Confindustria: un record di presenze degli ultimi 30 anni. Nel corso dell’assemblea si è registrato il 94% dei voti assembleari.

Nel suo intervento il presidente Carlo Bonomi si è soffermato sulla sostenibilità economica dell’associazione. Ha sottolineato che nel Bilancio 2021 viene raggiunto un avanzo della gestione operativa e finanziaria di oltre 2 milioni di euro. I conto sono in netto miglioramento rispetto al risultato 2020: riportava un avanzo di circa 1 milione di euro.

Il presidente ha aperto l’incontro citando Dante, per dire che il Governo ha lasciato soli gli Industriali. “Nel mezzo del cammin del mio mandato, mi ritrovai per una selva oscura… Con enorme rispetto per Dante Alighieri abuso dell’incipit della sua Divina Commedia, perché mi pare si presti bene a descrivere la situazione in cui ci troviamo“.

Per Bonomi si è inabissata “la prospettiva su cui avevamo insistito tanto, fin dalla mia nomina: cioè la necessità di affrontare la ripresa italiana attraverso un grande patto per l’Italia, pubblico e privato, imprese e sindacati, tutti insieme“.

Ha ricordato che poco prima della legge di Bilancio, il presidente Mario Draghi intervenne all’Assemblea pubblica annuale di Confindustria. E da lì appoggiò e fece propria con grande energia la proposta degli industriali di dare vita ad un grande Patto per l’Italia. “Ma rapidamente si comprese che non sarebbe stata accolta. I Partiti preferiscono rapporti bilaterali con il Presidente del Consiglio. Non hanno mai firmato impegni comuni“.

Stirpe ed il bagno di umiltà

Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Proprio il tema del grande Patto per l’Italia è stato al centro dell’intervento compiuto nel pomeriggio da Maurizio Stirpe. Lo ha fatto partecipando ad una tavola rotonda organizzata nel corso del Congresso Cisl. Stirpe ha risposto alla sollecitazione del Segretario generale del sindacato Luigi Sbarra che invoca un nuovo patto sociale.

Stirpoe dice “Non parlerei più di patto. Perché ogni volta che ne parliamo non si fa. Chiamiamolo accordo… Non porta bene patto“.

Non solo sposiamo l’idea di Gigi: il nostro presidente l’ha proposta nell’assemblea di settembre. Già allora il Primo Ministro aveva dato la sua adesione. Purtroppo bisogna creare le situazioni giuste affinché si possa arrivare ad avere una vasta condivisione su questi temi”.

Maurizio Stirpe mette il dito nella piaga. “Noi come Confindustria abbiamo le idee chiare. Riteniamo che il tema centrale e l’anima dell’intesa deve essere una risposta alla domanda: come aumentare il potere d’acquisto nelle tasche dei lavoratori senza far aumentare il costo del lavoro“. Perché è chiaro che tra l’industriale ed il suo dipendente c’è di mezzo una fila immesa che ‘sgonfia’ lo stipendio: ci sono i contributi, ci sono le tasse sul lavoro, c’è la cassa medica, ci sono le imposte locali. Stirpe dice che il ragionamento deve essere complessivo.

Se vogliamo far fare al sistema complessivo un passo in avanti dobbiamo fare tutti un passo indietro, – ha insistito – se ci sediamo al tavolo pensando che uno ha ragione e l’altro ha torto non si fa nessun tipo di accordo. Bisogna fare un grosso bagno di umiltà e affrontare i temi con pragmatismo“.

Il Patto per la Fabbrica

Maurizio Stirpe (Foto Livio Anticoli © Imagoeconomica)

Stirpe ha quindi fatto riferimento al ‘Patto per la Fabbrica‘ sottoscritto a marzo 2018 che “deve essere completato. Molte risposte alle domande poste stanno proprio nella parti che non sono state implementate. È il caso dei perimetri della contrattazione e la misura della rappresentanza” ha spiegato.

Stirpe nel replicare a Sbarra ha inoltre detto che “sul tema della sicurezza abbiamo firmato un accordo a dicembre 2018 che non è stato implementato”. In tempi recenti “abbiamo fatto una proposta ponendoci in un’ottica di maggiore prevenzione ma il sindacato non ci ha mai risposto“.

Le materie su cui cimentarsi ci sono. Ci vuole però la volontà di approfondirle da un punto di vista tecnico. Se noi lo vogliamo fare con la demagogia e gli ideologismi non otteniamo alcun risultato perché né io né il presidente Bonomi dobbiamo fare alcun tipo di elezione, stiamo lì per spirito di servizio. Se ci mettiamo a lavorare la nostra disponibilità è massima“.