
Il Consorzio industriale del Lazio l’aveva incaricata un paio di anni fa di riportare decoro, pulizia e sicurezza in un’area industriale da tempo degradata, inquinata e abbandonata a sé stessa. Ora la Roma & Pontos Consulting (RPC) garantisce un regolare servizio di manutenzione dell’agglomerato industriale di Mazzocchio. Si tratta della società controllata dall’ex Consorzio Industriale Roma – Latina ancor prima che fosse assorbito dal mega ente consortile regionale.
Ora la RPC sta approfondendo il tema delle Comunità energetiche rinnovabili in un’area produttiva, quella di Pontinia: per decenni contraddistinta da inquinamento del suolo e delle acque. Ma anche nelle altre zone di propria competenza, ovvero Castel Romano e Cisterna di Latina. Si vuole puntare sugli impianti fotovoltaici di ultima generazione per creare aree industriali a basso consumo energetico e basso impatto ambientale.
Per le Comunità energetiche
La RPC, come fine ultimo, intende diventare il soggetto giuridico che gestirà Comunità più che mai necessarie per il rilancio dell’industria dalla città metropolitana di Roma al Basso Lazio.
«Ci occuperemmo di tutti i calcoli di produzione, consumo e incentivi – fa presente la Roma & Pontos -. Se un’azienda vuole mettere a disposizione il proprio tetto, ci sarebbe tutta l’assistenza per la realizzazione dell’impianto e per il suo ingresso all’interno di una Comunità energetica».
La Rpc, in attesa di normative certe, comincia a idealizzare le Eco-comunità per gli agglomerati industriali tra Castel Romano e Mazzocchio. «Stiamo ragionando con il Consorzio industriale – preannuncia – sulla realizzazione di Comunità energetiche da un megawatt l’una. La produzione potenziale di ogni Cer sarebbe tra 1.7 e 1.9 milioni di chilowattora annui».
Per tante aree che ne fanno una
Sarebbe una produzione che andrebbe a sgravare la linea generale.«Si riuscirebbe a rifornire gran parte della zona industriale – sottolinea la società -. Chiaro che una serie di Comunità energetiche riuscirebbe a mandare avanti tutte le aree industriali».
Con gli Stati Generali della Ciociaria, da ormai oltre sei mesi, è scoppiata la voglia di considerare un’unica area industriale che va da Pomezia alle province di Frosinone e Latina. È praticamente il Latium: la regione degli antichi Latini.
Tra Castel Romano e Mazzocchio, intanto, restano in attesa di regole certe sulle Comunità energetiche. «Sono state normate da poco dal Governo e ancora ci sono punti da chiarire – ritiene la RPC -. Stiamo già studiando, però, la migliore con il Consorzio industriale del Lazio. L’indipendenza energetica delle aree industriali, o quantomeno il loro efficientamento energetico, è un tema importantissimo». (Leggi qui Dagli Stati Generali al Governissimo territoriale).
Vantaggi per tasche e ambiente
In un futuro prossimo si dovrà riuscire a dotare le zone industriali di sistemi energetici che possano far costare meno l’energia rispetto al resto del Paese. E del mondo. Non è un vezzo: ma una necessità quasi disperata come insegna il caso Stellantis. Appena messo piede nello stabilimento Cassino Plant, poche ore dopo la sua nomina al vertice del colosso automobilistico nato dalla fusione di Fca e Psa, il CEO Carlos Tavares fece un giro e rimase meravigliato da pulizia ed organizzazione. Efficientissimi. Ma non di meno fu di una chiarezza brutale: «Qui non conviene produrre. L’energia costa troppo e la fiscalità è troppo alta». Ecco perché servono e con urgenza le Comunità Energetiche.
«Solo così si darà un vantaggio strutturale alle aziende – si argomenta -. Da una parte, l’abbattimento dei costi energetici delle aziende, ridotti almeno del 20%. Dall’altra parte, ovviamente, c’è tutto l’aspetto ambientale».
Rispetto ad ambiente e salute, si precisa poi: «La società civile è un altro stakeholder importante, che potrebbe contare sull’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica. È tutta quanta energia rinnovabile, quindi a emissione zero, completamente verde. Non si pone più neanche la questione dello smaltimento dei pannelli fotovoltaici, perché sono ormai totalmente riciclabili».
Nel Frusinate, invece, si preferisce dar vita a una “Valle dell’idrogeno”. Il progetto “Helios“, del valore di 20 milioni di euro, modificherà il panorama industriale con un mega centro di produzione di idrogeno verde: 400 tonnellate all’anno. Finanziato in parte dal Pnrr, vede in campo tra gli altri anche il Consorzio industriale del Lazio e l’Università di Cassino. (Leggi qui Il soffio di Helios per spingere le industrie frusinati).
Occhio al consumo di suolo
Secondo la Roma & Pontos Consulting, che abbraccia il fotovoltaico, bisogna tenere in grande considerazione una questione fondamentale: il consumo di suolo. «Il pannello fotovoltaico è molto meno invasivo e più economico rispetto all’impianto a idrogeno – così la RPC -. È sicuramente una soluzione più immediata. E i pannelli vanno sicuramente messi dove non incidono sullo sviluppo dell’area industriale».
«Non può diventare quasi tutta pannello-fotovoltaica. Altrimenti non si può più ampliare, se si vuole investire, perché è finito lo spazio. Bisogna metterli in aree intelligenti, sulle proprie pertinenze».
Cominceranno finalmente a vedersi sui tetti? «Nelle aree industriali bisogna evitare di occupare tutto lo spazio e limitare lo sviluppo delle aziende – ribadisce, infine, la RPC -. Ci sono tantissimi casi in cui sono state circondate da pannelli fotovoltaici. Questo è un tema che andrebbe affrontato. Naturalmente, non sarebbe così nelle aree che intendono utilizzare il Consorzio industriale e la Roma & Pontos Consulting. Non vogliamo certamente frenare lo sviluppo dell’industria».



