Comuni, è allarme dissesti: 273 procedure in 5 anni

Il Comune di Cassino lo ha dichiarato lo scorso anno. Frosinone invece sta lottando dal 2013 per evitarlo, attraverso una delicata procedura di rientro. Nei cinque anni tra il 2014 ed il 2018 sono stati 273 i Comuni italiani  che hanno dichiarato difficoltà finanziarie tanto serie da essere costretti ad avviare in 126  casi la procedura di dissesto. Nel solo 2018 sono stati registrati 75  nuovi casi di Comuni italiani a rischio, con 45 procedure di  riequilibrio e 30 dissesti tra i quali quello dichiarato da Cassino il 26 giugno. Lo stesso quadro era già stato registrato nel corso del 2017.

A dirlo è il ‘Rapporto Ca’ Foscari sui comuni‘, presentato al Ministero dell’Economia e Finanze. Aggiorna i dati sui Comuni in difficoltà e conferma l’allarme indicato nelle fasi precedenti dei lavori.

«Siamo in una fase cruciale per far partire un tavolo di confronto  sulle procedure di risanamento degli Enti Locali, in modo che la  proposta di riforma possa essere condivisa con tutti gli attori  coinvolti. Gli amministratori vanno responsabilizzati e non  crocifissi» ha sottolineato il vice ministro dell’Economia Laura Castelli, durante la presentazione. Il rapporto conferma l’allarme lanciato  nelle precedenti fasi dello studio.

I numeri

Nell’ultimo quinquennio (2014-2018) sono 273 i comuni  che hanno dichiarato difficoltà finanziarie tanto da avviare in 126  casi la procedura di dissesto, una media di 25 nuovi casi/anno  rispetto ai 12 casi/anno del quinquennio precedente, e in 225 quella  di pre-dissesto (riequilibrio). Di questi ultimi ben 78 (35%) sono poi transitati al dissesto nel periodo considerato.

I Comuni che hanno  attualmente in corso una procedura, comprese quelle aperte prima del  2014, sono 379, al lordo dei (pochi) riequilibri chiusi e dei dissesti antecedenti il 2013 ancora aperti.

La Mappa dei Dissesti

Quanto alla ‘mappa’ dei dissesti, se la media italiana è di circa il  10% di Comuni che hanno visto nel periodo situazioni di criticità ci  sono regioni (soprattutto al Nord) che non ne hanno nessuno e casi  come la Calabria, Campania e Sicilia, che ne hanno più di un terzo. 

L’andamento è crescente, in termini percentuali, al crescere della  popolazione.

«La crisi e riforme difficili da implementare hanno  reso difficile la gestione dei municipi», spiega Marcello Degni,  docente a Ca’ Foscari.

Ad esempio l’effetto dei tagli sul percorso di  federalismo fiscale delineato dalla legge 42 del 2009 «è stato  devastante: gli istituti fondamentali di quel disegno ne escono  svuotati o stravolti».

La grande fregatura

Il dottor Riccardo Mastrangeli già deputato di Forza Italia, è l’uomo che dal 2013 sta seguendo il piano di risanamento del Comune di Frosinone. È amareggiato. proprio per i motivi evidenziati dalla ricerca della Cà Foscari.

«Noi siamo partiti con tutta la migliore buona volontà. Però la legge, nel corso degli anni, ha subito una serie di variazioni, ovviamente negative per i Comuni. Se fossero rimaste le regole del 2013 forse già oggi avremmo risanato Frosinone. Purtroppo 3 anni fa e poi anche 2 anni fa, si è abbattuta sui Comuni la mannaia delle leggi di Bilancio che non hanno guardato in faccia a nessuno. Tantomeno hanno tenuto conto dei Comuni in fase di risanamento ed hanno colpito in maniera indiscriminata tutti. È chiaro che chi era in fase di rientro, come noi, è stato colpito da una doppia penalizzazione: una dovuta ai sacrifici ed alle economie che siamo stati costretti a fare dal 2013 e l’altra che derivava dai nuovi ed imprevisti tagli giunti in corso d’opera».

Riccardo Mastrangeli trova ingiusto ed immorale l’ultimo intervento fatto dal Governo: quello contenuto nel Decreto Crescita. «Ha salvato le città metropolitane che sono dei comuni con urgente bisogno di risorse. Ma quel Decreto non ha tenuto conto del fatto che nessun sacrifico è stato fatto da quelle città per avviare il loro risanamento. Hanno ricevuto i soldi senza avere fatto nulla per meritarli»

«Andarli a premiare con dei fondi nuovi, senza avere mai fatto un sacrifico – evidenzia l’assessore Riccardo Mastrangelilo trovo demoralizzante sotto il profilo psicologico, immorale ed irrispettoso dei sacrifici fatti in tutti questi anni da Comuni come Frosinone».

I nuovi modelli

Da qui la necessità di individuare nuovi modelli di governance del  territorio, innovazione sociale e partecipazione, nella prospettiva  della co-creazione. Quanto alle soluzioni, il Rapporto avanza anche  alcune ipotesi: se i Comuni non possono fallire, oltre che regolare  gli squilibri finanziari è necessaria la creazione di presupposti per  una governance equilibrata e virtuosa, che comprenda garanzia di  autonomia impositiva, capacità di riscossione delle entrate e crescita delle competenze (sblocco del turn over, formazione permanente,  rescaling dimensionale).

«L’attuale quadro normativo che disciplina la criticità finanziaria (Titolo VIII del Tuel) è evidentemente inadeguato se ha  prodotto ‘anomalie’ per ben, in un decennio, il 10% dei comuni  italiani“, rilevano gli studiosi. Indicano un’exit strategy che va in tre sensi: rafforzare le capacità dei comuni (con attività formative e di sostegno costante), modificare la disciplina del dissesto,  favorendo meccanismi più efficaci/efficienti di controllo e  risanamento, che assicurino, tra l’altro, tempi certi (per i debitori, gli amministratori e i cittadini) e terzo, a tale attività correttiva, affiancare un’attività di monitoraggio costante delle finanze dei  comuni.