Centosessantacinque miliardi di euro: è quanto gli italiani hanno giocato d’azzardo nel 2025. Più del doppio di quello che lo Stato spende per l’istruzione, 26 miliardi in più del Fondo Sanitario Nazionale. Il 7,3% del PIL nazionale finisce nelle slot, nelle scommesse, nei casinò online. Lo racconta Il Libro Nero dell’Azzardo 2026 – Lo Stato perdente, il rapporto promosso da Federconsumatori e CGIL realizzato dalla Fondazione ISSCON in collaborazione con Federconsumatori Modena: non un atto d’accusa ideologico ma 56 pagine di misurazione fredda e documentata d’un fenomeno che ha smesso da tempo di essere un vizio privato per diventare un problema pubblico.

Nel 2025 la raccolta complessiva dell’azzardo ha raggiunto 165,34 miliardi di euro, pari al 7,3% del PIL nazionale, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Le perdite nette dei giocatori hanno sfiorato i 21,9 miliardi di euro. Per comprendere l’ordine di grandezza del fenomeno basta confrontare questi numeri con la spesa pubblica: il volume di denaro giocato supera di 26 miliardi il Fondo Sanitario Nazionale cioè la spesa che lo stato affronta ogni anno per curare i suoi cittadini e vale più del doppio della spesa per l’istruzione.

L’esplosione dell’online: crescita del 221% dal 2018

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Il dato più significativo riguarda l’espansione dell’azzardo online. Nel 2025 le giocate effettuate attraverso piattaforme digitali hanno superato per la prima volta i 100 miliardi di euro, arrivando a rappresentare il 61% dell’intero mercato nazionale. Dal 2018 ad oggi la crescita dell’online è stata del 221%. Sono circa 4,8 milioni i giocatori attivi online, distribuiti su oltre 17 milioni di conti gioco, e l’84% di questi conti chiude l’anno in perdita.

Un altro elemento centrale dello studio riguarda il rapporto tra azzardo online e criminalità economica: molti dei territori caratterizzati da livelli anomali di gioco coincidono con aree storicamente interessate da infiltrazioni mafiose e fenomeni di riciclaggio.

Il Lazio rappresenta una delle aree più rilevanti del fenomeno. Nel 2025 la raccolta complessiva regionale ha raggiunto 17,45 miliardi di euro, collocando il Lazio al terzo posto assoluto in Italia dopo Lombardia e Campania. Di questi, 8,73 miliardi provengono dai giochi di abilità online, oltre 2,75 miliardi da slot e videolottery, oltre 2,2 miliardi dalle scommesse sportive. Sul fronte del gioco online il Lazio registra 1.941 euro pro capite per residente: il valore più alto tra tutte le regioni del Centro Italia e uno dei più elevati dell’intero Paese. La provincia di Roma da sola concentra quasi 12,9 miliardi di euro di raccolta complessiva, diventando la prima realtà territoriale italiana per volume assoluto di gioco.

Focus sulla provincia di Frosinone

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La provincia di Frosinone nel 2025 ha registrato una raccolta complessiva di 1,41 miliardi di euro, con una netta prevalenza del gioco online: 686,9 milioni nei giochi di abilità a distanza, 234,6 milioni nelle slot e VLT, 166,1 milioni nelle scommesse sportive, oltre 103 milioni nel Lotto. Dopo Roma e Latina, Frosinone è la terza provincia laziale per volume assoluto di denaro giocato.

Il confronto con le altre province del Lazio è indicativo:

ProvinciaRaccolta totale 2025
Roma12,86 miliardi €
Latina2,08 miliardi €
Frosinone1,41 miliardi €
Viterbocirca 0,80 miliardi €
Rieticirca 0,30 miliardi €

Ancora più rilevante è il dato pro capite. La graduatoria nazionale per media annua giocata per adulto vede Latina prima con 4.318 euro, seguita da Roma con 3.568 euro e Frosinone con 3.564 euro (praticamente sullo stesso livello della Capitale) e molto al di sopra di Rieti (2.833 euro) e Viterbo (2.736 euro).

Sul fronte del gioco online nella fascia 18-74 anni, Frosinone si colloca seconda nel Lazio con 2.545 euro pro capite, dietro solo a Roma (2.662 euro) e davanti a Latina (2.435 euro). Le perdite nette nel gioco online ammontano a oltre 50,6 milioni di euro: risorse che escono dall’economia familiare e locale e incidono direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie.

La vera domanda

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Il dato che colpisce maggiormente non è il miliardo e 400 milioni giocato in provincia di Frosinone. È il rapporto tra questa cifra e il contesto economico e sociale del territorio. Frosinone non è certamente una delle province più ricche d’Italia: negli ultimi anni ha conosciuto deindustrializzazione, precarizzazione del lavoro, spopolamento giovanile e progressivo impoverimento di ampie fasce della popolazione. In questo quadro, una raccolta pro capite di oltre 3.500 euro annui assume un significato che va oltre la semplice statistica.

L’azzardo tende a prosperare dove cresce l’incertezza. Quando il lavoro stabile diminuisce, quando il reddito non basta, quando le prospettive sociali si restringono, la promessa di una vincita rapida diventa più attrattiva. Una sorta di «tassa sulla povertà». Nel caso di Frosinone emerge inoltre il forte peso del gioco online: il fenomeno non è più confinato alle sale slot o alle ricevitorie, ma entra nelle case, negli smartphone, nelle camere degli adolescenti e nei luoghi di lavoro. Diventa invisibile e quindi più difficile da intercettare.

Il rischio sociale è duplice: l’impoverimento delle famiglie attraverso una continua erosione del reddito disponibile, e la normalizzazione culturale dell’azzardo — soprattutto tra giovani e giovanissimi — che vedono il gioco come una componente ordinaria della vita quotidiana. Per una provincia come Frosinone, questi numeri non raccontano soltanto quanto denaro viene giocato. Raccontano un territorio vulnerabile, esposto alla pressione dell’industria del gambling. 

La vera domanda non è quanto si gioca, ma perché si gioca così tanto. E la risposta, probabilmente, va cercata non nelle statistiche dell’azzardo, ma nelle condizioni economiche, sociali e culturali che attraversano oggi il territorio ciociaro.

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