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Cassino Plant, il cielo si apre: Stellantis resta e riparte

28 Gennaio 20264 minuti di lettura
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Uno spiraglio di luce in fondo al tunnel Stellantis. Il barometro torna a spostarsi verso il bel tempo sullo stabilimento Cassino Plant. A delineare finalmente un orizzonte è stato l’incontro avvenuto nel pomeriggio tra la direzione aziendale e i sindacati metalmeccanici.

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Un incontro che non nasceva sotto i migliori auspici. Il 2025 si è chiuso con il record negativo di giornate lavorate nella storia dell’impianto di Piedimonte San Germano, con la peggiore performance sul numero di auto prodotte e nessuna prospettiva sul futuro. L’incontro, invece, ha diradato più di qualche nube e lasciato intravedere un profilo nitido in quella che fino ad oggi era stata solo nebbia e confusione.

Non si chiude

Foto: via Imagoeconomica

La prima certezza uscita dal confronto è che lo stabilimento Stellantis Cassino Plant non chiude e non verrà né soppresso né riconvertito. Il nuovo Piano Industriale ne prevede ancora l’esistenza, con un ruolo centrale e in un segmento di qualità come quello ricoperto fino ad oggi.

Sia chiaro: non una sola parola è stata rivelata sul nuovo Piano messo a punto dal manager Antonio Filosa. Ma la notizia è che non si chiude, non si converte né verso un impianto per la produzione di energia né verso produzioni militari. Si libereranno spazi, ma questo si sapeva: fare le auto oggi richiede molto meno spazio e quello in eccesso potrà essere riutilizzato.

(Foto © IchnusaPapers)

La ripartenza ci sarà già quest’anno: dal primo settembre 2026 parte la nuova linea Maserati. Oggi non c’è stata alcuna rivelazione sul modello, nessuna indiscrezione di nessun genere, ma l’anticipazione è che, mentre finora sulla stessa linea si producevano Alfa Romeo Giulia e Stelvio e Maserati Grecale, dal primo settembre il brand del Tridente avrà una porzione della ‘catena di montaggio‘ tutta sua, indipendente dal resto.

Le evidenze dicono che il progetto delle nuove Giulia e Stelvio è ripartito: non da zero, dopo aver speso miliardi per concepire auto totalmente elettriche. Si riparte da tutto ciò che può essere recuperato in un progetto che prevede motorizzazioni diverse: termico, ibrido ed elettrico. Nessuno ha indicato una data, ma nessuno ha smentito le proiezioni che parlano di 2027 o, al peggio, 2028.

Via i pesi morti

Stellantis sta alleggerendo alcuni dei pesi che negli anni ’70 erano un fiore all’occhiello ma che, a distanza di mezzo secolo, erano diventati solo un fardello industriale. Cassino Plant si è liberata del suo moderno Centro Sportivo. Era un gioiello, con i suoi quattro campi di calcio, campi da tennis e calcetto, palestra attrezzata: era stato pensato per una realtà da 12mila lavoratori; oggi non serve più.

La struttura è stata presa in gestione dal Cus Cassino, il Centro Sportivo Universitario che non è l’università ma è uno dei suoi interlocutori privilegiati. Gli impianti sono stati affidati a costo zero: al Cus di Carmine Calce compete la manutenzione e la gestione. Stellantis non vuole più avere quel peso.

La Palazzina Uffici dello stabilimento Stellantis Cassino Plant

C’è stato un interessamento anche per la storica Palazzina Uffici, la struttura nella quale si decidevano i destini dei lavoratori, si elaboravano gli stipendi, si liquidavano i dipendenti mettendo i contanti nelle buste. Una struttura che rappresentava la fotografia del potere interno: più salivi, più eri importante; al vertice c’era il direttore, sotto il caveau con la banca interna. (Leggi qui: Stellantis, la vendita non è più riservata).

Ad interessarsi alla struttura, secondo alcune voci, sarebbe stato anche in questo caso il Cus, per trasformarla in uno studentato: alloggi per le centinaia di ragazzi che arrivano da fuori per studiare a Cassino e non trovano un appartamento. Carmine Calce smentisce di aver concluso, ma dall’incontro di oggi confermano che qualcuno si è fatto avanti.

È anche questo un segnale. Se si vuole volare bisogna mollare la zavorra. E l’impressione, oggi, è chiaramente questa.

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