Uno spiraglio di luce in fondo al tunnel Stellantis. Il barometro torna a spostarsi verso il bel tempo sullo stabilimento Cassino Plant. A delineare finalmente un orizzonte è stato l’incontro avvenuto nel pomeriggio tra la direzione aziendale e i sindacati metalmeccanici.
Un incontro che non nasceva sotto i migliori auspici. Il 2025 si è chiuso con il record negativo di giornate lavorate nella storia dell’impianto di Piedimonte San Germano, con la peggiore performance sul numero di auto prodotte e nessuna prospettiva sul futuro. L’incontro, invece, ha diradato più di qualche nube e lasciato intravedere un profilo nitido in quella che fino ad oggi era stata solo nebbia e confusione.
Non si chiude

La prima certezza uscita dal confronto è che lo stabilimento Stellantis Cassino Plant non chiude e non verrà né soppresso né riconvertito. Il nuovo Piano Industriale ne prevede ancora l’esistenza, con un ruolo centrale e in un segmento di qualità come quello ricoperto fino ad oggi.
Sia chiaro: non una sola parola è stata rivelata sul nuovo Piano messo a punto dal manager Antonio Filosa. Ma la notizia è che non si chiude, non si converte né verso un impianto per la produzione di energia né verso produzioni militari. Si libereranno spazi, ma questo si sapeva: fare le auto oggi richiede molto meno spazio e quello in eccesso potrà essere riutilizzato.

La ripartenza ci sarà già quest’anno: dal primo settembre 2026 parte la nuova linea Maserati. Oggi non c’è stata alcuna rivelazione sul modello, nessuna indiscrezione di nessun genere, ma l’anticipazione è che, mentre finora sulla stessa linea si producevano Alfa Romeo Giulia e Stelvio e Maserati Grecale, dal primo settembre il brand del Tridente avrà una porzione della ‘catena di montaggio‘ tutta sua, indipendente dal resto.
Le evidenze dicono che il progetto delle nuove Giulia e Stelvio è ripartito: non da zero, dopo aver speso miliardi per concepire auto totalmente elettriche. Si riparte da tutto ciò che può essere recuperato in un progetto che prevede motorizzazioni diverse: termico, ibrido ed elettrico. Nessuno ha indicato una data, ma nessuno ha smentito le proiezioni che parlano di 2027 o, al peggio, 2028.
Via i pesi morti

Stellantis sta alleggerendo alcuni dei pesi che negli anni ’70 erano un fiore all’occhiello ma che, a distanza di mezzo secolo, erano diventati solo un fardello industriale. Cassino Plant si è liberata del suo moderno Centro Sportivo. Era un gioiello, con i suoi quattro campi di calcio, campi da tennis e calcetto, palestra attrezzata: era stato pensato per una realtà da 12mila lavoratori; oggi non serve più.
La struttura è stata presa in gestione dal Cus Cassino, il Centro Sportivo Universitario che non è l’università ma è uno dei suoi interlocutori privilegiati. Gli impianti sono stati affidati a costo zero: al Cus di Carmine Calce compete la manutenzione e la gestione. Stellantis non vuole più avere quel peso.

C’è stato un interessamento anche per la storica Palazzina Uffici, la struttura nella quale si decidevano i destini dei lavoratori, si elaboravano gli stipendi, si liquidavano i dipendenti mettendo i contanti nelle buste. Una struttura che rappresentava la fotografia del potere interno: più salivi, più eri importante; al vertice c’era il direttore, sotto il caveau con la banca interna. (Leggi qui: Stellantis, la vendita non è più riservata).
Ad interessarsi alla struttura, secondo alcune voci, sarebbe stato anche in questo caso il Cus, per trasformarla in uno studentato: alloggi per le centinaia di ragazzi che arrivano da fuori per studiare a Cassino e non trovano un appartamento. Carmine Calce smentisce di aver concluso, ma dall’incontro di oggi confermano che qualcuno si è fatto avanti.
È anche questo un segnale. Se si vuole volare bisogna mollare la zavorra. E l’impressione, oggi, è chiaramente questa.








