Il messaggio è semplice e potente: il futuro industriale del Lazio meridionale passa dallo spazio. A lanciarlo è il presidente di Federlazio Frosinone, Domenico Beccidelli. Non è uno slogan da convegno. È una visione. Una risposta articolata alla proposta fatta lo scorso fine settimana dal Segretario regionale della Cisl, Enrico Coppotelli.
Dall’auto ai droni

È stato Coppotelli a mettere sul tavolo l’idea di riconvertire l’area industriale del Cassinate dall’Automotive alle nuove produzioni per l’aerospaziale e difesa. Beccidelli oggi rompe gli indugi del mondo industriale e prende posizione. Non solo apprezza, ma rilancia. Non solo condivide, ma chiarisce: «La proposta va nella direzione giusta. Serve visione, ma anche concretezza. E serve ora». (Leggi qui: Difesa e aerospazio, ultima chiamata: il Sud (ri)decolla solo se si aggancia ora).
Il dato di partenza è noto: il settore dell’Aerospazio e della Difesa sta crescendo, in Italia e in Europa, a ritmi superiori alle previsioni. Miliardi di investimenti, domanda crescente, supply chain da costruire. Colpa della guerra ad Est, dei conflitti lampo in Medio oriente, delle tensioni nel Sud Est Asiatico: il mondi sta correndo verso il riarmo. E dove guardano i colossi del settore? All’automotive. Perché? Perché è l’unico in grado di gestire produzioni su larga scala con rigore ingegneristico e cultura tecnica. Non serve reinventare la ruota: serve adattare una macchina già in corsa a una nuova strada.
Cassino non è un vuoto: è un asset

Beccidelli ha il merito di dire con chiarezza quello che in molti pensano e in pochi osano articolare: il territorio dispone ancora di asset produttivi, infrastrutture e competenze di grande valore. Non solo nello stabilimento ex-FCA oggi Stellantis, ma nell’intero ecosistema industriale, fatto di piccole e medie imprese, operai specializzati, tecnici e know-how metalmeccanico.
Tradotto: non partiamo da zero. Ma se si aspetta ancora, si rischia di finire sottoterra. Perché l’industria non perdona l’inazione. E perché mentre in Germania e Francia si convertono fabbriche auto in impianti duali per difesa e aerospazio, in Italia si cincischia tra cassa integrazione e tavoli tecnici. E c’è un dato peggiore: si sta infilando la testa sotto la sabbia per non vedere quanto sta accadendo nel mondo. E cioè una Guerra Mondiale a Pezzi come la definì Papa Francesco ed il rischio di un conflitto globale nel breve – medio periodo.
Il nodo vero? Il capitale umano

Il presidente di Federlazio individua con lucidità il vero punto critico della transizione: le persone. Il capitale umano. Mancano le competenze giuste, aggiornate, pronte. Non c’è solo un problema di investimenti: c’è una carenza strutturale di professionalità qualificate, che rischia di rallentare anche i progetti più ambiziosi.
La soluzione? Sinergia tra pubblico e privato. Serve che imprese, scuole, istituzioni e governo industriale del territorio comincino a parlare la stessa lingua. E a farlo velocemente. Servono iniziative concrete di formazione, riqualificazione e accompagnamento alla transizione. Serve una politica industriale che non si limiti ai bandi a pioggia, ma punti a trasformare l’inerzia in slancio. Più chiari?
Beccidelli il mese scorso ha organizzato una riunione con le scuole superiori, spiegandogli l’importanza dei poco conosciuti ITS che dopo tre anni di scuola post diploma fanno accedere direttamente al posto di lavoro e valgono come primo step universitario. E soprattutto, formano quelle figure qualificate che oggi nel mondo industriale mancano e servono come il pane. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di martedì 20 maggio maggio 2025).
Non è fantascienza. È industria 4.0

Chi pensa che la riconversione del Cassinate in chiave aerospaziale sia un sogno irrealizzabile, dimentica che altrove è già realtà. E che proprio in Ciociaria, oggi, esistono competenze certificate, linee produttive pronte, filiere industriali compatibili. E persino l’umiltà del territorio, quella che non pretende ma propone.
Il merito di Beccidelli è tutto qui: non fare dell’industria un feticcio ideologico, ma un’opportunità concreta. Una sfida possibile. Un piano che tiene insieme innovazione, occupazione, manifattura e territorio. A patto di muoversi adesso.
Entro il 2025, gli investimenti nella difesa e nell’aerospazio cresceranno a doppia cifra. Chi c’è, entra nella partita. Chi resta fermo, la guarda in TV. Cassino può diventare un hub industriale duale, se lo si vuole davvero. Se si ha il coraggio di rompere la ritualità e mettere a terra una visione industriale seria.
Beccidelli lo ha detto. Ora tocca alla politica, ai grandi player e ai decisori istituzionali. O la trasformazione si guida, o si subisce. E stavolta, sarebbe imperdonabile restare a guardare.








