Caro presidente, non siamo più la Ciociaria di 30 anni fa

Senza fanfare, senza titoli sui giornali: la più grande rivoluzione realizzata dai Ciociari è avvenuta nel silenzio. Perché è una rivoluzione come gli alberi che danno vita alle foreste: lenta, silenziosa, incompresa nella sua portata. Sfogliare i titoli dei giornali di trent’anni fa per crederci: sono loro a fissare il punto zero verso il quale guardare per capire dove siamo adesso.

Al confine tra gli anni Ottanta ed i Novanta il principale stabilimento industriale nella provincia di Frosinone era la Fiat di Piedimonte San Germano. Era ‘solo’ una gigantesca officina con circa 10mila operai nella quale si montavano le macchine progettate, sviluppate, messe a punto a Torino. Ad Est c’era Sora con il suo immenso polo tessile: anche lì tagliavano, cucivano, tessevano e filavano oltre 10mila donne. Che confezionavano abiti, tovaglie, camicie, vestiti da sera: eccezionali nella qualità ma rigorosamente disegnati da altre parti. Eravamo contoterzisti. A Nord nel polo di Anagni avevamo Olin Winchester Company con i suoi fucili e le sue munizioni, Videocolor con i suoi televisori a colori che memorizzavano anche cento canali.

Il mondo scomparso

Gli uffici abbandonati di Videocolor Anagni (Foto © Pietromassimo Pasqui / pigeoneyes.com / LostItaly

L’industria non è una realtà immobile. Mai. Perché le ‘rendite di posizione‘ durano pochissimo. Cioè: entro poco tempo ci sarà qualcuno che farà le stesse cose che fai tu e le farà meglio, in meno tempo, con meno costi. Si chiama ‘innovazione di processo e di prodotto‘. Ecco perché appena lanciato un modello sul mercato comincia già la creazione del modello successivo.

La recente scomparsa del Titan mentre portava i suoi passeggeri a fare turismo negli abissi intorno al relitto del Titanic ha messo in evidenza una cosa tra le tante. Che nel momento in cui lo scafo si è accartocciato sotto la spinta della pressione oceanica le orecchie dei Servizi statunitensi sentivano tutto. E che nel giro di poche ore nella zona dell’inabissamento c’erano almeno una dozzina di unità dotate di attrezzatura d’eccellenza per operare in condizioni limite.

L’Italia non c’era. Eppure è stata la prima a realizzare un battiscafo di profondità: il celebre Trieste progettato da Auguste Piccard e realizzato con acciaio italiano, in cantieri veneti e campani. È la stessa Italia che aveva messo a punto con Olivetti il primo computer. Che in Fiat aveva produzioni d’eccellenza nel campo aeronautico, del movimento terra, del trasporto pesante, del comparto missilistico. Un’Italia che girava il mondo costruendo strade e dighe meglio di chiunque altro.

Oggi non ci siamo. E la ragione dell’assenza dell’Italia sta esattamente nella risposta che la provincia di Frosinone invece ha saputo dare, avviando la sua rivoluzione.

E la Ciociaria nuova

La catena di montaggio della Fiat 126 a Piedimonte S.G. (Foto: Centro Storico Fiat)

Lo stabilimento di Piedimonte San Germano è ancora lì. Ma a differenza di 35 anni fa non è più ‘solo’ un’officina. Tutta la fase di sviluppo di moltissimi modelli è stata seguita direttamente sulle linee di Cassino dagli ingegneri organici alla fabbrica. Abbiamo sviluppato un’abilità nell’innovazione di processo e di prodotto che ha disegnato un ruolo diverso per quello che oggi è Cassino plant. (Leggi qui: Tavares annuncia: “C’è un futuro premium per Cassino Plant”).

Centrale è il ruolo dell’Università di Cassino. Il Sud della provincia di Frosinone ospiterà la prima GigaFactory nel centro Italia: la sta realizzando Fincantieri con la sua Joint Venture Power 4 Future. Che nasce a Cassino per la presenza di Faist, spin off dell’Unicas e per la sua capacità di innovazione nel settore delle batterie e dell’accumulazione di carica elettrica. (Leggi qui: Via libera alla Gigafactory di Power4Future).

In questi anni il gruppo Prima guidato da Maurizio Stirpe ha sviluppato la capacità di realizzare componentistica per l’automotive che da tempo è affrancata dalla monofornitura Fiat. Allo stesso modo in cui due terzi dell’indotto Stellantis della provincia di Frosinone oggi produce la maggior parte del suo fatturato per marchi non Stellantis. (Leggi qui: Automotive, nasce il Cluster Cassino e sfida i poli nazionali).

Ed anche quella nuovissima

A Frosinone è nato il primo bus full electric: anticipando di ben 25 anni quello che poi sarebbe successo sul mercato. (Leggi qui: Il bus partito da Frosinone con 25 anni d’anticipo).

E sempre qui da tempo si è pronti a produrre il nuovo carburante interamente green: ma i tempi per autorizzare gli impianti di fabbricazione e quelli di stoccaggio sono talmente lunghi che nel frattempo a Tortona è nato un impianto con le stesse tecnologie che nel Lazio sono state rallentate. E spesso impedite. Invece funzionavano: le hanno realizzate da altre parti. E ora ci vendono il loro prodotto. Che Giovanni Turriziani era pronto a realizzare qui. (Leggi qui: Un camion da Tortona carico dei nostri no).

L’ingegner Antonio Baldassarra ha voluto realizzare qui una parte della sua Seeweb che ha ormai una dimensione internazionale. E proprio qui in provincia di Frosinone, in una delle aree Seeweb, c’è una parte dei neuroni dell’intelligenza artificiale.

Quando la legge ha detto che le asticelle alle quali vengono fissati i palloncini non sono green, a Casalvieri Genesio Rocca ha sviluppato un nuovo materiale con i ricercatori del territorio ed oggi l sua Gemar è una realtà di dimensione planetaria nel suo settore.

Solo la speculazione sui costi dell’energia hanno rallentato il polo della ceramica green costruito da Francesco Borgomeo ad Anagni e Roccasecca intorno all’intuizione del nuovo materiale chiamato grestone.

Gli elicotteri Agusta volano in sicurezza e meglio grazie ad alcune innovazioni messe a punto e brevettate dal team di Domenico Beccidelli che ad Anagni ha il Centro Costruzioni, un’eccellenza in campo aeronautico.

Siamo cambiati, siamo migliori

Le loro industrie, l’industria di questa terra: non è l’industria di trenta e di quaranta anni fa. Quella di oggi non è industria cresciuta con le pappine pronte del fondo perduto: niente ha da spartire con omogenizzati ed ormoni della Cassa per il Mezzogiorno. Qui tutto oggi è diverso. Il vertice di Banca Popolare del Cassinate siede nel board che ha sviluppato un nuovo modello di banca: senza porte blindate, senza metal detector.

I suoi uffici studi cercano idee da finanziare ed in questo modo, tra le tante, ha sostenuto le idee legate all’agricoltura: ci sono campi in Ciociaria dove oggi si fanno le colture idroponiche e quelle fuori terra.

Abbiamo un modello di raccolta dei rifiuti che funziona senza grossi scossoni da ormai 25 anni. Mentre a Roma stanno ancora con i cassionetti in pieno centro ed i gabbiani pasteggiano tra rifiuti e ratti. Qui ci lamentiamo e non vogliamo gas, non vogliamo termovalorizzazione pensando che siano delle specie di spiriti maligni: mentre a Milano e Brescia con quelle tecnologie ci si scaldano casa ed hanno l’acqua bollente. Fino alla noia ricorderemo quel genio del professor Paolo Vigo (ancora una volta la benedetta Unicas) che disse:scusate, ma i vapori prodotti dalle ciminiere a San Vittore, invece di mandarli in aria, perché non le incanaliamo e ci facciamo il teleriscaldamento?”. Lo disse quindici anni prima che a Milano pensassero la stessa cosa: qui non lo volemmo fare.

Questa terra sta per ospitare la prima Hydrogen Valley nel Centro Italia: un’opportunità tra le più grani mai avute dai tempi del Dopoguerra. (Leggi qui: Una Hydrogen Valley per le industrie di Frosinone).

Sull’onda di Sant’Agostino

Luca Di Stefano

Sant’Agostino diceva che non si cambia: si migliora o si peggiora. Se guardate il picchetto con il punto zero, fate voi e decidete se siamo migliorati o peggiorati. Ma chi si ferma a godersi la rendita di posizione ha poco tempo per gioire.

È per questo che la Provincia di Frosinone ha il dovere di cavalcare il cambiamento. Tra le cose innovative di questo territorio c’è il fatto di avere scelto un Presidente di Provincia che ha trent’anni. Ed ha una visione delle cose non convenzionale. Si alzi chi ha il coraggio di dire che è normale l’idea di riesumare il Prusst, riattivarne i finanziamenti, andare alla radice delle cose che non lo fecero funzionare anni ed anni fa, proporre ai Comuni: “I tecnici, i commercialisti, le professionalità che non avete ve le fornisce la Provincia ma facciamo quelle grandi opere che potranno cambiare la Ciociaria”. (Leggi qui: Il Prusst non è più in soffitta).

Ma questo territorio non ha bisogno solo di infrastrutture. Ha bisogno anche di una visione. Che da troppi anni non ha. Lanciamo una sfida: Grandi Comunicatori & associati la società che edita Alessioporcu.it lancia una sfida a Luca Di Stefano. Seguiamo l’onda di Sant’Agostino: convochiamo i 91 sindaci della provincia di Frosinone e di fronte a loro mettiamo il rettore dell’Unicas, i grandi imprenditori che hanno innovato in questi anni, gli stakeholder del territorio. E facciamo il punto: raccontando chi siamo, dove vogliamo andare, cosa serve per farlo più velocemente.

Perché la Ciociaria non è più quella di trent’anni fa.