Blue Forum, il X Rapporto: un mare che moltiplica e ridisegna i confini

Al di là dell’evento in sé, importante per personalità presenti ed argomenti trattati, un evento come il Blue Forum a Gaeta era atteso per tracciare la rotta. E verificare lo stato di salute dell’economia del mare.

In queste ore è stato infatti rilasciato il X Rapporto sullo stato della “Blue Economy” ed ormai sappiamo tutti che quello precedente, il IX Rapporto, è stato la bussola della situazione italiana dal punto di vista dell’Europa. Un fatto questo che ha posto la Camera di Commercio Frosinone-Latina guidata da Giovanni Acampora (che quello studio lo ha commissionato) come esempio di best practice a livello Europeo.

E Roberta Metsola, Presidente dell’Europarlamento, non interviene ad ogni forum che si svolge a livello continentale, anzi. Ma a Gaeta ha portato il suo messaggio. Un messaggio di pieno e completo appoggio: “Avete realizzato una grande occasione di incontro. Dobbiamo collaborare, lavorare insieme, autorità e cittadini, verso una transizione ecologica, per un’economia del Mare sostenibile. Il Parlamento Europeo è con voi”. ha aperto così i lavori, Roberta Metsola.

Noi visionari, come Rossi e Spinelli

Il mare è una sfida: ogni volta che lo affronti. Non è mai uguale in due giorni differenti. Il mare vuole essere ascoltato, capito, rispettato. E solo allora si lascia solcare. L’Europa ha lanciato una sfida sul mare e la Camera di Commercio di Frosinone – Latina l’ha raccolta.

L’Europa ci ha lanciato una sfida e noi l’abbiamo raccolta. Siamo qui per passare dall’Economia blu, all’Economia blu e sostenibile, per realizzare gli ambiziosi obiettivi del green deal: Giovanni Acampora, oltre ad essere presidente dell’Ente Camerale è anche il numero uno di Assonautica Italiana.

Giovanni Acampora

L’intervento di Acampora è stato evocativo, ha invitato i presenti a guardare verso il mare, verso Ventotene, dove è nato il sogno europeo. Un progetto da visionari, ma realizzato. Così Acampora sogna che questo incontro possa essere il punto di partenza per fare rete e condurre l’Europa verso la transizione ecologica della Blue Economy. 

Fare rete, non da pesca

Fare rete significa mettersi insieme e nel rapporto è evidente come Spagna, Germania, Italia e Francia, rappresentino le quattro più grandi economie blu d’Europa. Sia in termini di occupazione (52,7%) sia in termini di valore aggiunto (61,5%). Gli altri Paesi sono più staccati, con la Grecia che però spicca soprattutto nei valori occupazionali. In ogni caso la nostra nazione, in tutti i settori dell’ambito marittimo, non va mai oltre il quinto posto

È questa la base da cui partire: la posizione di forza della nostra nazione, nel contesto europeo, ma soprattutto gli ampi margini di crescita. Perché la prima posizione o quantomeno una stabilità sul podio sono tutt’altro che impossibili da raggiungere

Il tutto partendo da un dato fondamentale: l’economia del mare ha una forza moltiplicativa, il che vuol dire che un euro prodotto dalla blue economy ne attiva altri 1,7 sul resto dell’economia. Con picchi di 2,8 euro sui trasporti marittimi e 2,4 sulla cantieristica. Nel centro e nel sud Italia il peso dell’economia del mare è pari a circa l’11% sul totale, una roba come 36 miliardi di euro.

I numeri delle imprese italiane

Foto © Gary Bembridge

A livello imprenditoriale in Italia sono quasi 225 mila le imprese legate alla Blue Economy, con una incidenza pari al 3,7% sull’economia totale. A fare la parte del leone le imprese ricettive.

Nel 2021 sono cresciute ed anche molto le attività di ricerca e tutela ambientale (11%) ma anche le attività ricettive, che sul 2020 crescono del 5,1%.

Le imprese del centro Italia sono le uniche ad essere diminuite nel rapporto tra 2019 e 2021, con un calo di circa 2000 aziende, pari ad un -3,4%. La Liguria è la Regione con l’incidenza più alta di imprese legate alla Blue Economy, pari al 10,3%, seguita da Sardegna e Sicilia, poi c’è il Lazio con quasi 35 mila imprese, pari al 5,7%.

Un altro tasto su cui battere è quello dei giovani: l’imprenditoria giovanile, negli ultimi anni ha fatto registrare una battuta d’arresto, seppur minima. C’è stato un calo dell’1,5% tra 2019 e 2021, con le imprese giovanili che scendono sotto la quota del 10% del totale, attestandosi a poco più di 21 mila. Al centro sono 4724, l’8% del totale delle aziende della blue economy presenti. Le imprese in rosa, quelle femminili, sono invece in aumento: +3,8% tra 2019 e 2021 sfiorando quota 50 mila. Nel centro Italia le aziende femminili rappresentano il 22,4% del totale. Sia per i giovani, che per le donne, il settore più diffuso è quello ricettivo. Crescono anche le imprese straniere, del 6,4% con un’ottima performance al centro, dove rappresentano il 10,5% del totale delle imprese blu. 

Il peso della sostenibilità

Le imprese dell’economia del mare hanno investito in sostenibilità più della media di tutte le altre imprese italiane. Se infatti il 22,5% delle aziende totali ha deciso di diventare più green, nell’economia del mare lo ha già fatto il 29,1% del totale.

Chi lo ha fatto di più? Le attività ricettive e ricreative. Chi lo ha fatto di meno? Le aziende di trasporti e di cantieristica, forse quelle che se migliorassero le loro performance più degli altri avrebbero un risultato finale migliore per tutti. E quando le imprese della blue economy investono in sostenibilità creano un duplice vantaggio: abbassano i loro costi di gestione e migliorano le performance ambientali, in maniera maggiore rispetto alla media delle aziende italiane.

Per quel che riguarda il commercio estero si riallarga la forbice tra importazioni ed esportazioni, con l’export che dopo il 2020 è tornato a crescere, ma non tanto da pareggiare la quota di importazioni, soprattutto per la cantieristica. Il saldo è negativo per circa un miliardo e mezzo di euro.

La Blue Economy ciociara

Il taglio del nastro

C’è un altro importante fattore da calcolare. Secondo i modelli riconosciuti a livello europeo, considerare città “influenzate dal mare” sono quelle località nelle quali ci si può bagnare i piedi nell’acqua salata è obsoleto. Il rapporto della Camera di Commercio quindi si è affidato alla differenza tra Regioni costiere ed Aree costiere, inserendo anche tutta un’altra gamma di città. Anche in provincia di Frosinone ad esempio.

Abbiamo allargato lo sguardo ed il potenziale economico del mare – ha spiegato Antonello Testa, delegato dell’azienda Informare per l’economia del Mare – applicando il concetto di prossimità Eurostat e rilevando il valore economico delle zone costiere e cioè dei comuni che hanno almeno il 50% della loro superficie entro una distanza di 10 Km da Mare. Si tratta di una prima importante innovazione metodologica contenuta in questo Rapporto che ridefinisce e allarga i confini di intervento”.

Confini che devono esistere per un sempre maggiore sviluppo, per far sì che quell’effetto moltiplicatore non si fermi ed arrivi sempre più sulla terraferma, perché come cantava Lucio Dalla, il mare, “non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”.