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«Area Vasta: Frosinone insegna, Cassino prendi appunti»

13 Giugno 20254 minuti di lettura
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«Le cose che funzionano vanno prese come esempio e se necessario anche copiate. Cassino farebbe bene a copiare gli appunti di Frosinone e promuovere al più presto una sua Area Vasta». Non è un aforisma zen né un consiglio da manuale di management. È il messaggio, chiarissimo pronunciato dal presidente di Unindustria Cassino, Vittorio Celletti, manager di lungo corso e mente concreta dell’industria automotive. Lo ha detto ieri sera in diretta tv su Teleuniverso. E non parlava di brevetti, innovazione o nuovi mercati. Parlava di politica territoriale, quella vera, che fa la differenza nei bandi europei e nei bilanci dei Comuni: l’Area Vasta.

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Cioè l’alleanza proposta sette anni fa dall’allora presidente di Unindustria Giovanni Turriziani: Frosinone ed i dieci comuni confinanti tra loro che si alleano e ragionano come se fossero un unico Comune. Ma mantenendo ciadcuno il proprio sindaco, il proprio santo patrono, il proprio gonfalone e le proprie tradizioni; poi però quando si tratta di chiedere i soldi all’Unione Europea possono farlo direttamente, scalando tutte le graduatorie. Ed in prospettiva, dividersi i compiti: uno fa le Carte d’Identità per tutti e dieci, l’altro si occupa delle pratiche di Commercio, l’alto ancora di Urbanistica…

Frosinone ha superato le diffidenze impiegando però sette anni. Celletti ha fatto ciò che raramente accade nel dibattito pubblico laziale: ha riconosciuto che a Frosinone, per una volta, hanno avuto un’idea giusta. E la stanno pure realizzando. Ed ha sollecitato il sindaco di Cassino a non perdere anche lui sette anni prima di arrivarci.

A passi larghi

I sindaci dell’Area Vasta di Frosinone

Frosinone adesso sta correndo per recuperare il tempo perduto. Tra poco si aggiungerà anche Ceccano: il neo sindaco Andrea Querqui lo aveva annunciato la sera stessa della sua elezione e l’indomani aveva spedito un funzionario alla riunione di Frosinone per dire “Anche noi siamo interessati, date al nostro sindaco il tempo per giurare ed insediarsi”.

Nella giornata di ieri, giovedì 12 giugno, i sindaci dell’Area Vasta convocati dal Comune capoluogo, si sono incontrati per dare il via alla fase due: quella operativa. Dopo le firme, i protocolli, le delibere, si passa ora all’azione concreta, alla progettazione integrata, alla caccia ai fondi UE. Dieci Comuni – Frosinone, Alatri, Arnara, Ferentino, Morolo, Patrica, Pofi, Supino, Torrice e Veroli più Ceccano in arrivo – hanno smesso di farsi la guerra per la pista ciclabile o per l’ultima farmacia di zona e hanno deciso di fare sistema. Non è un’utopia: è programmazione intelligente.

Celletti lo sa, e lo dice con la semplicità di chi ogni giorno si misura con bilanci, forniture e margini: Cassino deve copiare. Lì, la massa critica non manca. C’è un’università, c’è l’autostrada, c’è la ferrovia, ci sono le imprese, c’è Stellantis. Manca, però, quella visione condivisa che a Frosinone è germogliata da uno studio di Unindustria del 2018, voluto da Giovanni Turriziani, oggi celebrato da sindaci, assessori e consiglieri (tutti civici, ma ognuno con il proprio campanile ben lucidato).

Meno ego più euro

E così Frosinone si candida a diventare laboratorio di città intercomunale, dove ogni Comune mantiene tutta la sua identità ma cede un po’ di ego per ottenere più fondi, più efficienza, più Europa. Non si tratta di fondere municipi, ma di mettere in comune i problemi e dividerli per dieci.

Il sindaco Mastrangeli, mai timido davanti a un microfono, lo ha detto chiaro: “Questo è solo l’inizio. La visione l’abbiamo, la squadra c’è, ora lavoriamo”. E ha ringraziato tutti, dalla Commissione Area Vasta fino alla segreteria, agli uffici tecnici e naturalmente a Unindustria, che in questa storia è un po’ il regista silenzioso che ha scritto la sceneggiatura anni fa.

Se Cassino seguirà l’esempio, come auspica Celletti, potrebbero esserci in provincia due poli di integrazione intelligente, capaci di parlare a Bruxelles in una lingua comprensibile: quella dei numeri. Più abitanti, più progetti, più peso negoziale.

L’alternativa? Continuare con le micro-ambizioni e le faide tra paesi da 5.000 abitanti per il campo sportivo o la rotatoria. Il Lazio meridionale non può permetterselo.

Frosinone l’ha capito. Cassino ora lo sa. E Vittorio Celletti, con una frase semplice e lucida, ha appena aperto una breccia. Chi ha orecchie per intendere…

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