
Non più semplici “guardiani dei fossi” ma protagonisti di una nuova sfida epocale: difendere i territori dalle conseguenze del cambiamento climatico. È in questa direzione che si muove l’ANBI Lazio, l’associazione che riunisce i Consorzi di Bonifica della regione, proiettata oltre la tradizionale manutenzione dei canali per diventare un presidio strategico di resilienza ambientale.
I dati Anbi di agosto
I dati parlano chiaro. Ad agosto il Consorzio Valle del Liri ha completato a Colfelice una campagna di lavori capillare: trinciature, espurghi, riescavi, rimozioni di accumuli. Fosso Campogrande, Fosso Coldragone ed i loro affluenti sono stati riportati in efficienza con l’impiego di macchine di ultima generazione e squadre operative interne. Lo stesso in località Colle Fosso e Selva, con interventi mirati per ridurre il rischio esondazioni nei pressi dei centri abitati.
E ancora: manutenzioni lungo il Lacerno a Sora e Pescosolido, fossi in località Campopiano, canale Forma Taverna a Castelliri. Lavori silenziosi, ma vitali: ogni metro di alveo liberato è un pezzo di sicurezza restituito alla comunità.
Il quadro più ampio
Ma la cronaca operativa è solo un tassello di un quadro più ampio. Come ricorda il presidente di ANBI Lazio Sonia Ricci: la sua regione è sulla linea del confine di un’Italia che ha già superato il 20% di territorio a rischio desertificazione. Nel 2023 la temperatura media globale è salita di +1,48°C rispetto all’era preindustriale, sfiorando il limite critico di 1,5°C. La sola siccità ha bruciato all’agricoltura italiana oltre 13 miliardi in due anni, colpendo un settore che produce 75 miliardi annui e garantisce 4 milioni di occupati.
L’acqua – ricorda Ricci – è ormai un bene raro, sprecato: il 42% di quella immessa in rete non arriva mai a destinazione, persa tra condotte colabrodo più vecchie di mezzo secolo.
Non solo bonifiche
Qui entra in gioco la nuova missione dei Consorzi. Non solo manutenzione ordinaria, ma strategie per il futuro: il “Piano Laghetti” messo a punto su scala nazionale con 10.000 piccoli bacini entro il 2030 (400 già cantierabili), l’autoproduzione di energia da fotovoltaico e idroelettrico per abbattere i costi delle aziende agricole, l’uso circolare delle acque reflue depurate, l’innovazione digitale con la piattaforma Irriframe per ottimizzare l’irrigazione. Tutti strumenti che trasformano i Consorzi in laboratori di adattamento climatico.
Il Lazio, con i suoi 3,5 milioni di ettari irrigui potenziali e bacini fluviali spesso fragili, è un osservatorio privilegiato. Qui i lavori di agosto non sono solo cronaca locale: sono la prova che un modello diverso è già in campo. Un modello che punta su prevenzione, sinergia con i Comuni e capacità di progettazione: basti pensare che i Consorzi italiani hanno in pancia progetti cantierabili per 4,5 miliardi, a fronte di finanziamenti PNRR per appena 1,5.
Il paradosso per Anbi lazio
C’è dunque un paradosso: laddove la politica spesso rincorre l’emergenza, le bonifiche hanno imparato a pensarla in termini di resilienza. Non più “difesa” soltanto, ma attacco al cambiamento climatico con progetti concreti, numeri alla mano, cantieri avviati.
Perché il futuro non si costruisce con gli slogan. Si costruisce, metro dopo metro, lungo un fosso rimesso in efficienza, un alveo liberato, un laghetto progettato. È questa la nuova dimensione dell’ANBI Lazio: un’alleanza tra acqua, territorio e comunità, che guarda al domani con la concretezza di chi scava oggi.



