Accademia di Belle Arti: dove la stampante cuce l’alta moda del futuro

Dall'Accademia di Belle Arti di Frosinone fino ad Altaroma: il talento degli allievi arriva a realizzare abiti con le stampanti in 4D. Con materiali innovativi. Al Maker Faire l'alta moda del futuro

di Melania Massa

per The Startupper 2.0

Dagli abiti in 3D ispirati alle creazioni coreografiche di Iris van Herpen al Maker Faire: il più grande evento europeo sull’innovazione. Tutto passando per Altaroma: la realtà che individua e sviluppa i nuovi talenti e designer, da scoprire attraverso le sfilate di moda romane.

L’Accademia di Belle Arti di Frosinone continua a sfornare nuovi talenti sul versante moda. Giovani aspiranti fashion designer che, grazie al percorso di studi, riescono ad avere in mano gli strumenti per esprimere quel know how, attraverso opere che di certo non passano inosservate.

Il Palazzo Tiravanti, che il prossimo 31 ottobre vedrà il cambio della guardia con l’insediamento della nuova direttrice Loredana Rea, rappresenta una fornace che forgia studenti sempre più consapevoli della moda che verrà.

Tante le vetrine di spicco a cui i ragazzi ogni anno aspirano, ci sono Altaroma, Il Salone del mobile, la Milano Fashion Week, il Maker Faire.

Questa è la volta di Carmen Moffa, tra i finalisti del concorso “Call4makers” indetto da Lazio Innovae finanziato dalla Regione Lazio, ha potuto esporre dapprima nelle fasi pre-fiera “Aspettando Maker Faire” e successivamente proprio nell’ultima edizione del Maker Faire 2018.

Creazioni sviluppate attraverso la prototipazione in 3D, partendo dal modello digitale, realizzate con stampanti. Nuovi tessuti, materiali innovativi, giochi di forme tridimensionali che, uniti all’abilità sartoriale, danno vita ad abiti-opere d’arte ma dalla grande funzionalità, caratteristica che apre le porte a più orizzonti.

Giuseppe Iaconis docente del corso di Fashion Design spiega che «L’innovazione risiede nella realizzazione di un prodotto trasversale, adesso applicato al fashion, ma in un prossimo futuro pensato per diversi ambiti. Le texture realizzate risultano molto interessanti al tatto, il tulle elastico per esempio è confortevole e raffinato».

Il tutto nasce dalla tesi di laurea della ragazza, tra l’altro amante dell’architettura, con riferimenti alle opere dell’artista visionaria olandese Iris van Herpen.

I primi prototipi in PLA sono stati presentati nell’edizione di Gennaio 2018 di Altaroma, nella sfilata “Interferenze Pop Up”.

Uno studio di moduli in serie, dall’elevato impatto visivo, ma poco funzionali. Da qui la necessità di un’analisi più approfondita sui materiali, partendo dalla base di textile, per arrivare a sviluppare abiti indossabili.

La ricerca ha prodotto quattro capi, i forti richiami architettonici sono plasmati in forme più morbide per abbracciare il corpo.

Due abiti in taffetà con inserti stampati in 3D dove il tessuto in semitrasparenza mette in risalto i pieni.

Un body e un dress flessibili, interamente stampati, lavorati sui vuoti per creare giochi ad incastro e lasciare in evidenza l’abbigliamento intimo sottostante.

I colori, tonalità fredde che ricordano quelle di edifici e grattacieli, grigio, blu, nero. Il tocco di luce, che rompe gli schemi, è dato dal giallo del body.

Forme e colori dell’architettura si fondono in un mix di moda, tecnologia e innovazione. Il primo valore aggiunto è dato dall’inserimento di materiali ecosostenibili, come il PLA interamente biodegradabile usato per i prototipi di Altaroma.

Il secondo, l’abolizione delle taglie in quanto abiti su misura, creati dalle stampanti, partendo dalle dimensioni inserite. Una visione fashion del futuro, molto più vicina a noi di quello che si possa pensare

. Un messaggio carico di significato e positività, dato da quel concetto di moda sempre più ecosostenibile e anti discriminatorio.