C’è un numero che sorride. E subito dopo ce n’è uno che invece mette paura. Nei primi nove mesi del 2026 Stellantis aumenta la produzione italiana del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sembra l’inizio della risalita dopo uno degli anni peggiori della storia recente dell’automotive italiano. Poi si guarda verso Cassino. E il sorriso finisce. Perché nello stabilimento ciociaro la produzione è crollata del 37,1%.
È il paradosso raccontato dal nuovo Report della Fim Cisl, presentato oggi dal Segretario generale Ferdinando Uliano: mentre il gruppo prova a rimettere in moto le fabbriche italiane, Cassino continua a perdere terreno.
E adesso arriva il momento dei conti. Il 15 ottobre i sindacati incontreranno la direzione di Stellantis per fare il punto sulla produzione e soprattutto sullo stato di avanzamento del piano industriale. Sarà il primo vero banco di prova per capire se il rimbalzo nazionale può trasformarsi in una prospettiva concreta anche per il sito cassinate.
Il rimbalzo c’è. Ma non basta

I numeri generali raccontano una fotografia decisamente migliore rispetto a quella del 2025. Nei primi nove mesi dell’anno Stellantis ha prodotto 340.745 unità, contro le 265.490 dello stesso periodo del 2025. Un aumento di 75.255 veicoli. La crescita riguarda sia le automobili, che salgono del 36,7%, sia i veicoli commerciali, aumentati del 17,3%. Insomma, qualcosa si muove. Ma non abbastanza. Perché il livello produttivo atteso per l’intero 2026 dovrebbe arrivare intorno alle 450mila vetture, con le auto oltre quota 250mila.
Sarebbe un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni, ma resterebbe comunque lontanissimo dall’obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali: un milione di veicoli prodotti in Italia. La distanza tra quello che si produce e quello che si era promesso resta quindi enorme. E dentro quella distanza Cassino occupa uno spazio particolarmente delicato.
Cassino va nella direzione opposta

Il problema dello stabilimento non è soltanto che produce poco. È che, mentre il dato complessivo di Stellantis migliora, Cassino peggiora.
Il meno 37,1% indicato dalla Fim Cisl diventa quindi il numero più pesante del rapporto. Uliano non usa mezze parole: «La situazione di Cassino è sempre più grave». È una fotografia che arriva proprio mentre il gruppo sta cercando di invertire la rotta. Il rischio, insomma, è che la ripartenza industriale italiana abbia velocità diverse: alcuni stabilimenti possono tornare a respirare, altri rischiano di restare in apnea.
Cassino rischia addirittura di soffocare. Le prospettive di ripresa ci sono: Giulia e Stelvio andranno avanti per tutto il 2027. E nel frattempo arriveranno i due nuovi modelli Maserati. Ma soprattutto arriverà la collaborazione con i nuovi campioni dell’automotive mondiale: i brand cinesi con le loro tecnologie ed i loro modelli alimentati a batterie dalla ricarica ultraveloce. Il problema è conoscere i dettagli ed i tempi precisi. (Leggi qui: Cassino, presse accese e fabbrica spenta e qui: Stellantis, Cassino cambia tutto: dalla catena di montaggio all’auto fatta a mano).
La 500 rallenta e si ferma la macchina

A complicare il quadro generale ci sono anche le difficoltà legate alla produzione della 500, con una flessione determinata sia dai fermi per mancanza di materiale sia dalla riduzione degli ordinativi. Il risultato è già scritto nel calendario: per ottobre è stata richiesta cassa integrazione per due settimane.
Gli ammortizzatori sociali, nel complesso dei primi nove mesi, sono comunque diminuiti di oltre il 30%, anche grazie ai nuovi lanci di modelli. Ma anche qui c’è un’altra crepa nel quadro positivo. Per il 2026 la riduzione della cassa integrazione e della solidarietà è prevista praticamente ovunque, tranne che a Cassino, Pomigliano e Mirafiori. Tre nomi che finiscono inevitabilmente nella lista dei sorvegliati speciali.
Il 15 ottobre arriva il momento delle risposte

È per questo che l’incontro del 15 ottobre assume un peso particolare. I sindacati non arriveranno al tavolo soltanto con la fotografia della produzione. Chiederanno un rafforzamento delle produzioni italiane e indicheranno esplicitamente Cassino e Mirafiori tra le priorità. Nel pacchetto c’è anche Termoli, per la quale la Fim chiede che venga mantenuta la prospettiva di una futura produzione di batterie quando la domanda di vetture elettriche tornerà a crescere.
La domanda, per Cassino, è molto semplice. Qual è il futuro produttivo dello stabilimento? Perché il tempo delle rassicurazioni generiche rischia di essere finito. Servono modelli, servono volumi, serve soprattutto una prospettiva industriale capace di dire cosa produrrà Cassino tra uno, tre e cinque anni.
E intanto Filosa va a Torino e Parigi

La coincidenza temporale aggiunge un altro elemento al racconto. Nei prossimi giorni l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa sarà a Torino insieme a John Elkann per il Tech Wave by Vento, evento organizzato dalla società di venture capital di Exor.
Poi sarà a Parigi per il Salone dell’Auto, dove Stellantis presenterà nove concept car e oltre sessanta vetture appartenenti a otto marchi, accompagnate da un fitto programma di conferenze e tavole rotonde. È lì che il gruppo parlerà del futuro. Nuovi modelli, strategie, tecnologia, possibili partnership. A Cassino, invece, il futuro si misura in una domanda molto meno futuristica. Quante auto usciranno dai cancelli?
Il paradosso di Stellantis Cassino
Ed è questo il punto politico e industriale della vicenda. Stellantis sta recuperando rispetto al 2025: ma Cassino no. Il gruppo torna a produrre di più, mentre uno dei suoi stabilimenti italiani più importanti perde oltre un terzo della produzione.
Il 15 ottobre, davanti alla direzione aziendale, i sindacati proveranno a capire se questa è soltanto una fase transitoria oppure se dietro quei numeri si nasconde qualcosa di più strutturale.
Perché un rimbalzo del 28,3% può essere una buona notizia. Ma se quel rimbalzo passa lontano da Cassino, per il territorio del Frusinate resta soprattutto una domanda. Quando ricomincia la corsa?








