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Acampora apre 4 cantieri sul mare: «Il Mediterraneo non insegua, torni a guidare»

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Acampora apre 4 cantieri sul mare: «Il Mediterraneo non insegua, torni a guidare»

19 Settembre 20263 minuti di lettura
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Il mare, per una volta, resta fermo. Sono i cantieri a muoversi. Giovanni Acampora ne apre quattro in un colpo solo e lo fa da La Spezia, dove il Forum “Risorsa Mare” riunisce istituzioni, imprese e mondo della ricerca attorno a una domanda che pesa molto più di quanto sembri: che cosa diventerà il Mediterraneo nei prossimi vent’anni?

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La risposta del presidente della Camera di Commercio Frosinone – Latina, di Assonautica Italiana e di Si.Camera è quasi un cambio di lessico: basta parlare del mare come cartolina. Vuole cominciare a parlarne come politica industriale.

Quattro cantieri, un’unica rotta

Giovanni Acampora

La ricetta arriva con la concretezza di chi prova a mettere ordine dentro una trasformazione già iniziata. Acampora individua quattro grandi direttrici: la nave del futuro, il porto del futuro, la conoscenza del mare e l’adattamento industriale del Mediterraneo. Non slogan ma un’agenda che tiene insieme cantieristica, logistica, energia, ricerca, digitalizzazione e sicurezza. Il punto, in fondo, è questo.

Il cambiamento climatico e la geopolitica non sono più soltanto problemi da gestire. Sono mercati che si stanno aprendo. E chi arriva tardi rischia di comprare tecnologia invece di venderla.

Per capire di cosa si parla basta guardare una cifra. L‘Economia del Mare, ricorda Acampora, vale oggi 225 miliardi di euro, dà lavoro a oltre un milione di persone e coinvolge più di 253 mila imprese. Numeri che spostano il dibattito. Perché se il mare pesa così tanto sull’economia italiana, allora parlare di porti significa parlare di competitività. Parlare di shipping significa parlare di energia. E parlare di fondali significa parlare di sicurezza.

Dallo spazio agli abissi

C’è un passaggio che racconta meglio di altri quanto sia cambiato il settore. Fino a pochi anni fa il mare si osservava dalla costa: oggi lo si osserva anche dai satelliti. E perfino da sotto l’acqua.

Acampora richiama il primo Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea e annuncia il prossimo Rapporto Space&Blue, costruendo un ponte tra spazio, sensoristica, robotica, intelligenza artificiale e monitoraggio degli ecosistemi marini. (Leggi qui: Sotto il mare c’è un’economia da 3,5 miliardi. L’Italia la sta scoprendo adesso. E qui: L’Italia del mare vale 224,9 miliardi. E il Lazio Sud è al centro di chi la racconta).

È il segno di un’economia che smette di ragionare per compartimenti: il porto dialoga con il satellite, la nave con il software. Il fondale con l’intelligenza artificiale.

L’Europa e il pragmatismo di Acampora

Giovanni Acampora

Il passaggio più politico arriva quando si parla di decarbonizzazione. Acampora non contesta l’obiettivo: contesta il metodo: «L’industria sta sostenendo uno sforzo straordinario, ma da sola non può farcela. L’Europa deve fare la sua parte, senza irrigidimenti ideologici». È una linea che prova a tenere insieme competitività e transizione, chiedendo che le politiche ambientali diventino anche politiche industriali.

Alla fine il Forum lascia anche una firma. Quella sul Manifesto Marittimo della Spezia, sottoscritto alla presenza del ministro Nello Musumeci, che fissa quattro sfide globali – sicurezza delle rotte, strategie industriali, transizione energetica e digitalizzazione – e tre obiettivi al 2035: leadership marittima, sicurezza del sistema-Mare e crescita sostenibile.

Per Acampora quella firma ha anche un valore simbolico. Perché il presidente della Camera di Commercio di Frosinone Latina porta il basso Lazio dentro un tavolo nazionale dove si decide il futuro del Mediterraneo. E prova a ribaltare una vecchia abitudine italiana. Invece di adattarsi ai cambiamenti del mare, suggerisce, forse è arrivato il momento di costruire le navi capaci di attraversarli.

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