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Banca Popolare del Frusinate, utile a 9,8 milioni nel primo semestre

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Banca Popolare del Frusinate, utile a 9,8 milioni nel primo semestre

8 Agosto 20265 minuti di lettura
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Nove milioni e ottocentomila euro di utile nei primi sei mesi dell’anno, un miliardo e trentasei milioni di euro di raccolta dai clienti, novecentotré milioni di finanziamenti erogati a famiglie e imprese del territorio. Sono i numeri con cui la Banca Popolare del Frusinate chiude il primo semestre 2026, approvato dal Consiglio di Amministrazione con una Relazione che, al netto del linguaggio tecnico tipico dei bilanci bancari, racconta una storia abbastanza semplice: la banca sta crescendo, sia nei ricavi sia nella solidità dei propri conti.

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Cosa significa, in pratica, l’utile di 9,8 milioni

Il primo dato che salta agli occhi è l’utile netto: 9,8 milioni di euro guadagnati dalla banca nei primi sei mesi dell’anno, dopo aver pagato tutti i costi di gestione e le imposte. È il risultato che misura, in termini semplici, quanto la banca abbia effettivamente guadagnato dalla propria attività: prestare denaro, gestire i conti correnti, offrire servizi finanziari, al netto di tutte le spese sostenute nel periodo.

Un dato che, spiega la banca, è in linea con gli obiettivi del piano industriale, cioè il programma pluriennale con cui l’istituto pianifica la propria crescita.

Clienti in banca © Bettolini / Imagoeconomica

Per capire quanto una banca guadagna dalla propria attività caratteristica, gli analisti guardano soprattutto al margine di intermediazione: è, semplificando, l’equivalente del fatturato per un’azienda commerciale, la somma di tutti i ricavi generati dall’attività bancaria: interessi sui prestiti, commissioni sui servizi, proventi dalla gestione finanziaria.

Nel semestre ha raggiunto 23,2 milioni di euro, due milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a una crescita del 10%. Dentro questa voce, le commissioni nette (cioè quanto la banca incassa per i servizi offerti ai clienti, dai bonifici alla gestione del risparmio) si fermano a 3,5 milioni di euro.

A crescere sono stati anche i costi operativi, saliti a 7,9 milioni di euro (+10%), un aumento che la banca collega al proseguimento degli investimenti in corso.

Più soldi depositati, più prestiti concessi

Foto © Carlo Carino / Imagoeconomica

Sul fronte dell’attività commerciale, quella più direttamente percepibile da chi ha un conto o un mutuo in banca, i dati vanno nella stessa direzione. La raccolta da clientela (cioè il totale di quanto i risparmiatori hanno depositato o investito attraverso la banca, tra conti correnti, depositi e altri strumenti) ha raggiunto 1,036 miliardi di euro, il 2,6% in più rispetto alla fine del 2025.

Parallelamente, i finanziamenti alla clientela, ovvero i prestiti e i mutui concessi a famiglie e imprese, sono saliti a 903 milioni di euro, con una crescita del 6% nello stesso periodo.

Un dato interessante riguarda la qualità di questi prestiti: solo l’1,6% risulta classificato come credito deteriorato, cioè un prestito che il debitore fatica a restituire regolarmente, mentre il restante 98,4% è “in bonis“, vale a dire regolarmente rimborsato. È una percentuale bassa, che la banca indica come segnale di un portafoglio prestiti di buona qualità.

Gli indici di solidità: perché contano anche per i clienti

La direzione generale della Banca Popolare del Frusinate

L’ultimo blocco di dati riguarda la solidità patrimoniale della banca, cioè la sua capacità di assorbire eventuali perdite senza mettere a rischio i risparmi dei clienti. Il patrimonio netto (il valore contabile della banca al netto dei debiti, comprensivo dell’utile del semestre) si attesta a 150,8 milioni di euro.

Ancora più significativo, per chi vuole valutare la robustezza di un istituto di credito, è il CET1 Capital Ratio: un indicatore, imposto dalle autorità di vigilanza europee a tutte le banche, che misura quanto capitale di qualità elevata la banca detiene rispetto ai rischi assunti. Più alto è questo indice, più la banca è considerata solida. Per la Banca Popolare del Frusinate, il CET1 — che coincide in questo caso con il Total Capital Ratio, altro indicatore di solidità complessiva — è salito al 21,275%, rispetto al 19,828% di fine 2025.

Si tratta di un livello ben superiore alle soglie minime richieste dalla normativa europea, che per le banche di questa dimensione si collocano generalmente tra il 10 e il 12%: un margine di sicurezza ampio, che la banca stessa rivendica come segno di prudenza nella gestione del rischio.

Il commento del presidente

Fabio Sbianchi (Foto: Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

«I risultati approvati dal Consiglio di Amministrazione confermano il percorso di crescita della Banca Popolare del Frusinate, che continua a coniugare redditività, solidità patrimoniale e sostegno al tessuto economico locale», ha commentato il presidente Fabio Sbianchi, sottolineando come i numeri del semestre siano coerenti con gli obiettivi delineati dal piano industriale dell’istituto.

Tradotti in termini semplici, i numeri della semestrale raccontano una banca che guadagna di più rispetto a un anno fa, che riceve più depositi dai propri clienti, che presta più denaro a famiglie e imprese del territorio, e che lo fa mantenendo una base patrimoniale considerata solida secondo i parametri europei.

Sarà ora la seconda parte dell’anno a dire se il ritmo di crescita registrato nel primo semestre (sia sul fronte dei ricavi sia su quello della raccolta) troverà conferma in un contesto economico e creditizio che, a livello nazionale, resta segnato da tassi d’interesse in evoluzione e da una domanda di credito ancora disomogenea tra i diversi territori.

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