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Stellantis Cassino, D’Avino (Uilm): «Ferie? Ma ferie da cosa?»

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Stellantis Cassino, D’Avino (Uilm): «Ferie? Ma ferie da cosa?»

7 Agosto 20264 minuti di lettura
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Un nuovo fermo produttivo, l’ennesimo di un anno già segnato da cassa integrazione e contratti di solidarietà: Stellantis ha comunicato l’altro giorno la sospensione delle attività di Lastratura, Verniciatura, Montaggio e dei reparti collegati del Cassino Plant dal 17 al 31 agosto, per la persistente mancanza di ordini sui modelli del segmento premium: Maserati Grecale, Alfa Romeo Stelvio e Giulia.

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Tutte le attenzioni restano ora rivolte all’autunno, quando è atteso l’annuncio dei nuovi modelli Maserati dai quali, secondo quanto anticipato nelle scorse settimane dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, l’impianto dovrebbe ripartire. (Leggi qui: Rocca in autunno a Torino per i nuovi modelli Maserati: «Cassino non si vende»).

(Foto © AG IchnusaPapers)

Il Ceo Antonio Filosa e il responsabile Europa Emanuele Cappellano hanno escluso l’ipotesi di chiusura, lasciando aperta la strada a una collaborazione con produttori cinesi per saturare la capacità produttiva delle linee. (Leggi qui: Tavolo automotive al Ministero: Cappellano esclude la chiusura di Cassino.).

Ma non basta a far tornare il sorriso sul volto di Gennaro D’Avino, segretario generale della Uilm-Uil di Frosinone.

Segretario D’Avino, un altro stop produttivo proprio nel cuore dell’estate. Che aria si respira in fabbrica in questi giorni? 
Gennaro D’Avino

«Ferie estive? Ma ferie da cosa? È la domanda che nasce spontanea guardando la situazione dello stabilimento di Piedimonte San Germano e dell’intero sistema dell’indotto. Le ferie dovrebbero rappresentare il momento di riposo dopo mesi di lavoro. Qui, invece, ci troviamo davanti a lavoratori che hanno trascorso gran parte dell’anno tra cassa integrazione, contratti di solidarietà e continui fermi produttivi.

Non si può parlare di una normale pausa estiva quando la produzione è ai minimi storici, i salari sono stati pesantemente ridotti dagli ammortizzatori sociali e centinaia di famiglie vivono ogni giorno con l’angoscia di non sapere cosa accadrà nei prossimi mesi. Per molti lavoratori queste non sono ferie: sono l’ennesimo periodo di inattività imposto da una crisi che sembra non avere fine».

Si parla molto dello stabilimento, ma la crisi non si ferma ai cancelli di Piedimonte San Germano. Che cosa sta succedendo all’indotto? 
La ex Palazzina Uffici ormai in abbandono

«È forse l’aspetto più preoccupante di tutti. Tante aziende dell’indotto stanno pagando un prezzo altissimo, tra calo degli ordinativi, ricorso agli ammortizzatori sociali e, in alcuni casi, vere e proprie procedure di riduzione del personale. Ogni fermata di Stellantis produce effetti devastanti su tutto il tessuto economico del Cassinate. Non parliamo più soltanto dei lavoratori diretti dello stabilimento, ma di un intero indotto che rischia di essere travolto».

Il sindaco Salera ha parlato di crisi che colpisce l’intera economia del territorio, aprendo anche a un possibile partner cinese per saturare le linee. Condivide questa apertura? 

«Il punto è che, mentre il territorio affronta una delle crisi industriali più gravi della sua storia, la politica continua a dividersi tra destra e sinistra su qualsiasi argomento. Assistiamo quotidianamente a polemiche, slogan e contrapposizioni, ma sulla crisi dell’automotive e sul futuro di migliaia di lavoratori il dibattito nazionale è praticamente assente. È un silenzio che non possiamo più accettare».

Che cosa chiedete, concretamente, al Governo? 
Il tavolo con il ministro Urso

«Il Governo deve assumersi la responsabilità di questa vertenza. Non bastano tavoli di confronto o dichiarazioni rassicuranti. È necessario pretendere da Stellantis un piano industriale credibile, con investimenti certi, nuovi modelli, volumi produttivi adeguati e garanzie occupazionali per lo stabilimento di Piedimonte San Germano e per l’intero indotto».

E alle istituzioni locali e regionali cosa chiedete? 

«Che facciano fronte comune, a ogni livello. Questa non è una battaglia sindacale né una questione di appartenenza politica: è una sfida che riguarda il futuro economico e sociale di un intero territorio. Se si continua ad aspettare, il rischio è che, quando arriveranno le decisioni, sia troppo tardi».

C’è chi dice che, in fondo, lo stabilimento resta aperto e la chiusura è stata esclusa dai vertici Stellantis. Non è già una rassicurazione? 
Roberta Angelilli e Francesco Rocca

«Una fabbrica può restare formalmente aperta, ma senza produzione, senza investimenti e senza prospettive rischia di spegnersi lentamente. E insieme alla fabbrica rischia di spegnersi il futuro del Cassinate. Come Uilm-Uil Frosinone continueremo a chiedere risposte, a difendere i lavoratori e a tenere alta l’attenzione su una crisi che non può essere normalizzata».

Un’ultima battuta per chiudere: cosa direbbe oggi a chi, a Roma, guarda a questa vertenza come a una tra le tante? 

«Che non vogliamo assistenza. Vogliamo industria, lavoro e dignità. Il tempo degli annunci è finito: è il momento delle decisioni. La vera emergenza nazionale non è lo scontro tra destra e sinistra. È il silenzio sulla desertificazione industriale che sta cancellando lavoro, imprese e speranza».

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