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Settanta anni dopo. La banca della ricostruzione apre l’Hub del futuro

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Settanta anni dopo. La banca della ricostruzione apre l’Hub del futuro

24 Giugno 20263 minuti di lettura
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Anno Domini 25 giugno 1956. Corso della Repubblica, Cassino. La città stava ancora raccogliendo le macerie della guerra. Le case si ricostruivano, le strade tornavano percorribili, la gente cercava un posto dove tenere i risparmi e qualcuno di cui fidarsi. Aprì quella mattina la prima filiale della Banca Popolare del Cassinate. Direttore: il dottor Mario Picano. Contabile: il ragioniere Antonio Langiano, che qualche anno dopo sarebbe diventato Direttore Generale. Commesso dattilografo: il signor Antonio Marino Cavaliere. Tre persone. Una città da ricostruire. Un’idea di banca che stava nascendo.

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Nello stesso giorno, un anno prima il 25 giugno 1955 c’era stata la firma dell’atto costitutivo che faceva nascere la Banca. Dodici mesi più tardi, l’avvio delle operazioni di sportello. Settant’anni dopo, domani, la stessa data: ma stavolta la banca non apre uno sportello. Apre un hub dell’innovazione.

Chi sopravviverà

Pignataro Interamna, località Marchesella. Un immobile di proprietà della BPC che diventa un centro di ricerca, trasferimento tecnologico, incubazione di impresa. Intelligenza artificiale, cybersecurity, fintech, sostenibilità, mobilità, trasformazione digitale. Tutto quello che non esisteva nel 1956. Tutto quello che determinerà chi sopravviverà nei prossimi cinquant’anni.

Alle 18:00 di domani il presidente Vincenzo Formisano ed il rettore Marco Dell’Isola firmano il protocollo d’intesa tra la BPC e l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Una firma. Settant’anni di distanza dalla prima apertura. Lo stesso senso di dover costruire qualcosa che non c’era.

Il presidente Vincenzo Formisano ed il direttore Roberto Caramanica

Formisano ha un modo di descrivere l’intelligenza artificiale che non assomiglia a nessun altro. «L’innovazione più importante è l’uomo». Non la macchina, non l’algoritmo, non il modello linguistico. L’uomo. Dice che la BPC non vuole disintermediare il rapporto personale nelle filiali. Vuole che l’AI faccia prima i lavori quantitativi, così il bancario ha più tempo per guardare negli occhi il giovane che vuole fare impresa o comprare la sua prima casa.

È una filosofia controcorrente. O forse è solo la filosofia di chi ha visto nascere questa banca in una città distrutta e sa che senza fiducia personale non si costruisce niente: né un bilancio né una città.

L’album di famiglia

Il senatore Pier Carlo Restagno inaugura la filiale di Cassino il 25 giugno 1956

Il direttore generale Roberto Caramanica ha tirato fuori le fotografie. Quella dell’inaugurazione del 1956. Quella della ristrutturazione negli anni Ottanta. Quella del 2009, quando la filiale si spostò nei locali dell’ex cinema Arcobaleno: nuovo layout, area baby, spazio bar, sala conferenze, roof garden. Una banca che sembrava un luogo dove stare, non solo dove andare. Poi il 2013, il flagship con la sezione dedicata alla storia della banca e della città. Poi le filiali delle Residenze e del Colosseo. Poi Latina, poi Roma, poi Smart Bank in attesa di firma.

«Abbiamo fatto molta strada da allora», dice Caramanica. È la traiettoria di un ente che è partito con tre persone su una strada di macerie e oggi ha oltre 400 dipendenti, 2.108 soci e un CET1 al 22,44% che fa impallidire le medie nazionali.

Vincenzo Formisano

Formisano dice che Cassino uscirà dalla crisi dell’automotive più forte. Che il 28% dell’economia cittadina che dipende da Stellantis non è una condanna ma una sfida. Che l’università e la banca insieme possono costruire il nuovo ecosistema imprenditoriale che sostituirà quello che sta sgretolando. È il vecchio claim della BPC  “ieri per la ricostruzione, oggi per il futuro” che torna ad avere un senso preciso.

Nel 1956 si trattava di ricostruire la città dai bombardamenti. Oggi si tratta di ricostruire l’economia da una crisi industriale.

Allora bastarono tre persone, un ufficio in Corso della Repubblica e la fiducia di chi aveva ancora voglia di ricominciare. Oggi bastano una firma, un immobile a Pignataro Interamna e la stessa fiducia.

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