È un termometro. Con il quale misurare ogni anno lo stato di salute dell’agricoltura italiana e non solo. Macfrut, giunta alla sua 43esima edizione al Rimini Expo Centre, è diventata nel tempo qualcosa di più di una rassegna commerciale: è il termometro di un settore che vale miliardi, che alimenta letteralmente il continente, e che sta affrontando la transizione più difficile della sua storia. Quest’anno i numeri lo confermano: oltre 1.400 espositori, buyer da più di 80 Paesi, un incremento superiore al 12% di visitatori internazionali. Non è crescita ordinaria — è un’accelerazione che proietta l’evento verso quello che il presidente di Cesena Fiera, Patrizio Neri, chiama senza esitazione «nuove frontiere globali».
Dal Lazio, in mezzo a tutto questo, c’era ANBI Lazio. E il tema che ha portato — la gestione idrica come leva strategica per il futuro dell’agricoltura — non era un argomento di nicchia. Era il cuore del dibattito.
L’acqua al centro di tutto

Allo stand ANBI si sono fermati il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, e una serie di rappresentanti istituzionali provenienti da tutta la penisola. Non è un dettaglio protocollare: dice che il tema portato dal Lazio a Rimini aveva la statura per attirare attenzione al massimo livello.
Il messaggio era semplice e urgente insieme. L’agricoltura italiana — e laziale in particolare — sta facendo i conti con due fenomeni opposti e ugualmente devastanti: la siccità prolungata e le «bombe d’acqua», eventi estremi che si alternano con una frequenza sempre maggiore. In entrambi i casi, la risposta non può essere emergenziale: deve essere strutturale. E la struttura si chiama invasi multifunzionali — quelli che ANBI e Coldiretti promuovono da anni come infrastruttura strategica per raccogliere l’acqua quando abbonda e distribuirla quando scarseggia.
È esattamente la logica che il Lazio ha portato al Piano Idrico Nazionale con i suoi 18 progetti per oltre 333 milioni di euro — di cui abbiamo già scritto. A Macfrut quella visione ha trovato il palcoscenico nazionale che meritava.
Le voci del Lazio

Il direttore di ANBI Lazio, Andrea Renna, ha sintetizzato il ruolo dei Consorzi con la precisione di chi conosce il territorio: «difendono i territori quando piove e distribuiscono la risorsa irrigua per gli agricoltori». Non è retorica — è la descrizione di un lavoro quotidiano, invisibile ai più, indispensabile per tutti.
Lino Conti, presidente del Consorzio di Bonifica Lazio Sud Ovest, ha usato un’immagine che vale più di qualsiasi statistica: «l’acqua che incontra la terra rappresenta il cuore della nostra attività». Una metafora antica come l’agricoltura stessa, che in bocca a chi gestisce migliaia di ettari di territorio laziale suona come un programma politico-industriale.
Il più diretto è stato Aurelio Tagliaboschi, direttore dei Consorzi di Bonifica del Frusinate: «senza interventi strutturali che aumentino la resilienza idraulica dei territori, il rischio concreto è che molte imprese agricole siano costrette a ridurre o addirittura cessare la produzione». Non un’ipotesi remota — una prospettiva concreta, che la crisi climatica degli ultimi anni ha reso più vicina di quanto molti vogliano ammettere.
Cosa porta a casa il Lazio

Oltre alla visibilità — che non è poco, in una fiera che quest’anno ha ospitato delegazioni da ogni continente — il Lazio porta a casa da Rimini qualcosa di più tangibile: la conferma che il tema della gestione idrica non è più una questione tecnica da lasciare agli specialisti. È diventato un argomento di politica industriale, di sviluppo economico, di sopravvivenza per interi sistemi produttivi.
E che il Lazio — con i suoi 22 Comuni inclusi nella Zona Logistica Semplificata, con i suoi 18 progetti nel Piano Idrico Nazionale, con i suoi Consorzi di Bonifica presenti a Rimini accanto al Ministro e al presidente di una delle Regioni più agricole d’Italia — stia giocando questa partita con la serietà che merita.
Macfrut si chiude. Il lavoro continua. E l’acqua, come sempre, non aspetta.








