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Cassino, via al maxi fondo perduto per le industrie della sfida Stellantis

9 Maggio 20224 minuti di lettura
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Gli occhi di Torino sono puntati su Cassino. Sui suoi industriali del settore dell’Automotive e sul loro progetto per salvare il comparto. Sul loro incredibile piano di diventare Tier 1 cioè un super fornitore che parla guardando negli occhi un colosso globale come Stellantis. Perché quel piano è sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico e si appresta a centrare una serie di maxi sostegni europei. Sta per diventare il primo Contratto di Sviluppo sulle Filiere industriali dell’Automotive.

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Significa che gli industriali dell’indotto Stellantis, quasi tutti imprenditori del territorio hanno messo sul tavolo 114 milioni di euro per agganciare la trasformazione da Automotive a Mobilità Sostenibile. Soprattutto hanno messo su carta un progetto che le collega tra di loro generando una filiera. Quel progetto è stato preso da Unindustria e portato al Ministero ed alla Regione Lazio avanzando richieste precise: procedure rapide e deroghe ai vincoli Ue.

Sono state accolte ed ora quelle aziende possono accedere a misure di aiuto fino a ieri precluse: perché le aziende del Cassinate inserite in quel Contratto di Filiera potranno usufruire delle deroghe concesse dall’Unione europea per migliorare la competitività dei territori, le prospettive di crescita e i tassi di occupazione. In soldoni, potranno ottenere un extra finanziamento a fondo perduto del 25% per le grandi aziende, del 35% per le medie e del 45% per le piccole aziende.

Le bolle nel Lazio

L’Unione europea ha creato una serie di aree chiamate bolle nelle quali le imprese possono accedere ai finanziamenti a fondo perduto. In prima battuta ne sono state concesse 5: Cassino, Frosinone, Viterbo, Rieti, Ponza/Ventotene. Ora ne sono state aggiunte altre cinque: Civitavecchia, Tiburtina, Pomezia, Latina, Fondi/Gaeta.

In questi territori l’Unione europea ora permette all’Italia di concedere aiuti di Stato alle imprese: in altre parole contributi a fondo perduto; finora vietati perché considerati ‘aiuto di Stato’ e quindi contrari alla libera concorrenza tra le aziende europee. Ma possono essere concessi solo a condizioni ben precise.

Si è arrivati alle bolle nel Lazio attraverso un lavoro paziente e sotterraneo di Unindustria in collaborazione con la Regione Lazio. Che ha approvato la proposta di creare delle “zone non predefinite“. Un atto ratificato dalla Commissione europea che ora ha approvato definitivamente la proposta.

Di più all’area Stellantis

Tranne quelle dell’area Stellantis, tutte le aziende che ricadono nelle altre nove zone del Lazio possono accedere agli aiuti a fondo perduto per migliorare la competitività. Le grandi imprese che vincono bandi come il contratto di sviluppo sulle filiere industriali lanciato dal Ministero dello Sviluppo potranno ottenere un extra finanziamento pari al 15% del totale a fondo perduto, che diventa del 25% per le medie imprese e del 35% per le piccole.

Perché Cassino fa eccezione? Perché è al confine con la Campania dove i finanziamenti sono più alti e quindi si correrebbe il rischio di assistere ad un film già visto quando alla fine degli anni Novanta. All’epoca la provincia di Frosinone era classificata dall’Ue Obiettivo2 cioè a declino industriale, mentre la Campania era Obiettivo 1 cioè in grave crisi industriale e questo le garantiva fondi più vantaggiosi. Ci furono aziende che sbullonarono gli impianti da Cassino per portarli pochi chilometri oltre il confine per usufruire delle agevolazioni più alte.

Per non ripetere quell’errore ora a Cassino sono state riconosciute premialità più alte e vicine a quelle della Campania. 

Oltre il de minimis

La Giulia GTA prodotta a Cassino Plant

E non solo. È possibile superare il tetto de minimis. Cosa significa? Che l’Unione Europea ha fissato delle soglie di contributi oltre le quali non si può andare; sommando i vari benefici non bisogna andare oltre. Non in questo caso: si può superare il regime de minimis e dunque i contributi possono superare i 250mila euro.

Con le 5 nuove aree rientrano nella Carta anche diverse zone produttive decisive per il Pil regionale: la Tiburtina Valley o il polo industriale di Pomezia, in cui risiedono molte aziende attive in settori strategici come l’Ict, la farmaceutica, l’aerospaziale. 

Lo scopo è fare in modo che nel quinquennio 2022-2027 imprese di grandi, medie e piccole dimensioni tornino a investire nel Lazio, accedendo ai bandi pubblici.

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